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Lo stoccaggio dei rifiuti sanitari infettivi

La linea di demarcazione tra deposito temporaneo e preliminare è il confine lungo cui passa la configurazione del reato di stoccaggio illecito dei rifiuti. La durata del deposito è il discrimine principale, che diventa ancora più stringente quando si parla di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo. In presenza di una normativa così delicata è bene affidarsi a professionisti del settore, per essere sicuri di non sbagliare.

Stoccaggio o deposito temporaneo?

La definizione del concetto di stoccaggio dei rifiuti, e del relativo reato di stoccaggio illecito, è legata a quella di deposito e in particolare alla distinzione tra preliminare e temporaneo. Nello specifico, lo stoccaggio è considerata un’attività di gestione dei rifiuti, capace di ricomprendere al suo interno sia il deposito preliminare (che riguarda materiali destinati allo smaltimento) che la messa a riserva (che riguarda materiali destinati al recupero). Il deposito preliminare può essere realizzato solo da soggetti e in luoghi autorizzati alla gestione dei rifiuti. In questo si differenzia nettamente dal deposito temporaneo, che invece precede l’inizio delle attività di gestione, non necessita di autorizzazioni ed è affidato allo stesso produttore dei rifiuti, presso i locali di produzione, con precisi limiti quantitativi e di tempo fissati dalla legge.

Leggi anche: La disciplina del deposito temporaneo dei rifiuti

E’ in questa differenziazione che,  per tutte le strutture sanitarie o comunque per tutte le attività che producono riifuti sanitari, si annida  il rischio di commettere un illecito.

Infatti, se i limiti imposti per il deposito temporaneo vengono superati questo si trasforma automaticamente in deposito preliminare (quindi stoccaggio) e, in assenza delle previste autorizzazioni, in uno stoccaggio abusivo di rifiuti. L’ipotesi configura un vero e proprio reato, punito con l’arresto da tre mesi ad un anno o con una sanzione amministrativa da 2.600 euro a 26.000 euro; tale sanzione può essere ridotta da a 15.500 euro per quantitativi non superiori a duecento litri o equivalenti.

Si tratta quindi di una questione delicata, su cui è bene farsi seguire da professionisti della gestione dei rifiuti. In questo modo si ha la certezza di rispettare tutte le prescrizioni e di non rischiare nulla, potendo continuare a lavorare in tranquillità.

La normativa specifica dei rifiuti sanitari infettivi

La materia si fa ancora più sensibile quando si è in presenza di particolari tipologie di rifiuti, come ad esempio quelli sanitari pericolosi a rischio infettivo. Rientrano nella categoria:

  • i rifiuti che provengono da ambienti di isolamento infettivo con rischio trasmissione infezione e da ambienti dove hanno soggiornato persone con malattie infettive;
  • tutti i rifiuti che sono contaminati da sangue visibile, liquidi corporei provenienti da pazienti con malattie infettive trasmissibili attraverso secrezioni;
  • rifiuti contenenti secrezioni e liquidi corporei di vario genere;
  • rifiuti da attività veterinaria contaminati da agenti patogeni.

Le conseguenze nocive per la salute connesse al tardivo smaltimento di questi materiali hanno spinto il legislatore a prevedere un limite temporale molto più stringente per l’ipotesi di deposito temporaneo. La normativa prevede espressamente che tale deposito  possa avere una durata massima di cinque giorni dal momento della chiusura del contenitore; tale termine è esteso a trenta giorni per quantitativi inferiore a 200 lt, nel rispetto dei requisiti di igiene e sicurezza e sotto la responsabilità del produttore. Oltre questa scadenza si verifica la situazione già descritta: il deposito temporaneo si trasforma in preliminare e, in assenza di autorizzazioni, in stoccaggio illecito.

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