La normativa sui rifiuti agricoli li qualifica tutti come speciali, distinguendoli poi in pericolosi e non pericolosi. Una disciplina ampia e puntuale, in gran parte frutto del D. Lgs. 152/2006, che regolamenta tutto il ciclo di gestione: dalla classificazione fino al conferimento in discarica. Con un obiettivo principale: tutelare  l’ambiente e la salute, evitando la dispersione in natura di componenti tossiche.

Il quadro normativo

La normativa di riferimento per quanto riguarda la gestione dei rifiuti agricoli è costituita essenzialmente dal Decreto Legislativo 152 del 2006. A questo si aggiungono altre importanti norme contenute nel cosiddetto Decreto Sistri, del 17 dicembre 2009.

Secondo la legge tutti i rifiuti prodotti da aziende agricole e zootecniche nell’esercizio della loro attività sono qualificabili come speciali e distinguibili in pericolosi e non pericolosi. Tale qualifica fa si che la disciplina sul loro smaltimento sia piuttosto ampia e dettagliata. L’obiettivo principale è la tutela dell’ambiente e della salute dai rischi connessi ad alcuni materiali tossici contenuti in questa tipologia di scarti. Il principio generale pone in capo al titolare dell’azienda agricola la responsabilità (e relative sanzioni) di tutto il ciclo di gestione dei rifiuti: dallo stoccaggio al trasporto, fino alla scelta di un’adeguata ditta di smaltimento.

Quali sono i rifiuti agricoli

Un impresa agricola produce una varietà piuttosto ampia di rifiuti, che va dai composti organici ai materiali plastici, fino ai macchinari e ai loro componenti. A titolo esemplificativo, ecco alcuni scarti e la loro classificazione.

Rifiuti speciali non pericolosi: imballaggi (di carta, cartone o plastica), olii vegetali esausti, fanghi da sedimentazione, pneumatici usati, scarti vegetali.

Rifiuti speciali pericolosi: olii esausti da motori, batterie esaurite, veicoli e macchinari da rottamare, fitofarmaci (e relativi contenitori non bonificati), farmaci per uso zootecnico scaduti o non più utilizzabili.

Ci sono poi alcuni materiali che la legge espressamente esclude dalla qualifica di rifiuto agricolo, come ad esempio:

  • le acque di scarico (disciplinate dalla normativa sugli scarichi)
  • gli scarti di animali non destinati alla macellazione
  • i materiali vegetali, la terra e il pietrame provenienti dalla manutenzione di alvei di scolo.

Il ciclo di gestione: il deposito temporaneo

La prima fase di gestione dei rifiuti agricoli è costituita dal deposito temporaneo, da farsi presso i locali dell’azienda che ha prodotto gli stessi. I rifiuti devono essere conservati raggruppandoli per categorie omogenee, all’interno di contenitori che ne permettano il facile riconoscimentoimpediscano la dispersione delle sostanze tossiche. La legge impone poi dei limiti di volume a questo stoccaggio: 10 metri cubi per i rifiuti pericolosi, 20 per quelli non pericolosi.

Anche per quanto riguarda il tempo massimo di conservazione dei rifiuti presso l’azienda il legislatore prevede un trattamento diverso tra pericolosi e non. I primi vanno avviati allo smaltimento con frequenza bimestrale o anche maggiore, se si supera il predetto limite volumetrico. Per i secondi la frequenza può essere trimestrale, salvo sempre il superamento del tetto. In deroga a questo principio, alle aziende di piccole dimensioni che non superano, nei 12 mesi, il massimo volume consentito è concesso lo smaltimento con frequenza annuale.

Il ciclo di gestione dei rifiuti: trasporto, smaltimento e adempimenti amministrativi

Raggiunto il limite temporale o volumetrico fissato dalle norme i rifiuti agricoli devono essere trasportati presso un’idoneo centro di smaltimento. Il trasporto è una fase delicata, il produttore è tenuto ad affidarsi solo a ditte specializzate e a compilare con estrema attenzione la documentazione di accompagnamento. Discorso analogo per lo smaltimento: la legge impone di rivolgersi o al servizio pubblico (se sono presenti convenzioni) o comunque ad imprese autorizzate.

Altro elemento su cui la normativa è piuttosto dettagliata e severa è quello degli adempimenti amministrativi. Nel caso specifico dei rifiuti agricoli vengono in rilievo tre documenti:

  • il Formulario di identificazione del rifiuto: accompagna i rifiuti durante il trasporto e ne identifica la tipologia oltre ad indicare produttore, trasportatore e destinatario;
  • il Registro di carico e scarico: documento su cui registrare tutti i carichi e scarichi di rifiuti e i relativi dati qualitativi e quantitativi;
  • il MUD -Modello Unico di Dichiarazione ambientale: raccoglie diverse dichiarazioni presentate annualmente dal produttore di rifiuti (oltre che dai trasportatori e dalle discariche).