067932841

Rifiuti sanitari
Romana Maceri si occupa dello smaltimento dei rifiuti sanitari di studi medici e veterinari, laboratori di analisi, cliniche, ospedali e strutture affini. La gestione di questi scarti, soprattutto se infettivi, richiede competenze particolari ed è regolamentata da una disciplina piuttosto severa.

Il quadro generale: fonti normative e definizioni

La normativa di riferimento in tema di rifiuti sanitari è contenuta nel DPR 254 del 2003. E’ da qui che si può mutuare la definizione di rifiuto sanitario che permette di circoscrivere l’oggetto della disciplina. La qualifica, secondo il legislatore, è una conseguenza della provenienza: sono rifiuti sanitari, infatti, tutti quelli prodotti da strutture pubbliche e private che svolgono attività medica o veterinaria di prevenzione, diagnosi, cura, riabilitazione o ricerca. In realtà, però, la disciplina si applica anche a rifiuti speciali che, pur prodotti fuori da queste strutture, sono assimilabili ai sanitari perché presentano analogo rischio infettivo, come quelli provenienti dai laboratori di analisi di alimenti o acque, centri estetici e simili.

Un’altra definizione che assume rilievo quando si parla di rifiuti sanitari e quella del termine infettivo perché determina l’applicazione di una disciplina particolare. La legge identifica il rifiuto infettivo attraverso un elencazione puntuale:

  • tutti i rifiuti che provengono da ambienti di isolamento infettivo nei quali sussiste un rischio di trasmissione biologica aerea, nonchè da ambienti ove soggiornano pazienti in isolamento infettivo affetti da patologie causate da agenti biologici di gruppo 4, di cui all’Allegato XI del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni;
  • i rifiuti che presentano almeno una delle seguenti caratteristiche:
    1) provengano da ambienti di isolamento infettivo e siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto dei pazienti isolati;
    2) siano contaminati da: sangue o altri liquidi biologici che lo contengono in quantità visibile, feci o urine (nel caso di paziente affetto da patologia trasmissibile attraverso tali escreti, liquido seminale, secrezioni vaginali, liquido cerebro-spinale, liquido sinoviale, liquido pleurico, liquido peritoneale, liquido pericardico o liquido amniotico;
  • i rifiuti provenienti da attività veterinaria che siano contaminati da agenti patogeni per l’uomo o per gli animali oppure che siano venuti a contato con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto per il quale sia ravvisato, dal medico veterinario competente, un rischio di patologia trasmissibile attraverso tali liquidi

I principi generali e la disciplina dei rifiuti sanitari non a rischio infettivo

Sulla base della pericolosità e del rischio infettivo, il DPR 254 del 2003 identifica le seguenti categorie di rifiuti sanitari:

  • rifiuti sanitari non pericolosi
  • rifiuti sanitari assimilati agli urbani
  • rifiuti sanitari pericolosi non a rischio infettivo
  • rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo
  • rifiuti sanitari che richiedono particolari modalità di smaltimento
  • rifiuti da esumazione e da estumulazione o derivanti da altre attività cimiteriali
  • rifiuti speciali, prodotti fuori da strutture sanitarie, ma che per rischio risultano analoghi a quelli a rischio infettivo
    (esclusi gli assorbenti)

Il Decreto dettaglia i principi generali, applicabili a tutte le tipologie di rifiuti sanitari, e le discipline specifiche dedicate ai materiali pericolosi a rischio infettivo e a quelli derivanti da esumazione, estumulazione o altre attività cimiteriali. Per tutte le restanti categorie di scarti sanitari (non pericolosi, assimilabili agli urbani, pericolosi non infettivi, assimilabili ai sanitari non infettivi), invece, rimanda alla normativa generale in materia di gestione dei rifiuti, che già prevede questa differenziazione. Normativa generale che risulta applicabile anche per quanto riguarda i concetti di produttore dei rifiuti (che è il titolare della struttura o il suo responsabile, nel caso della sanità pubblica) e di luogo di produzione (che coincide con la sede fisica di svolgimento dell’attività).

A livello di principi specifici, il legislatore si è preoccupato di indirizzare coloro che lavorano nel settore sanitario verso un’ottimizzazione e una minimizzazione dei rifiuti prodotti, che si possono ottenere attraverso corsi di formazione, raccolta differenziata, uso di prodotti meno pericolosi o a minor impatto ambientale.

smaltimento rifiuti studi di tatuaggi roma

I rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo

Vista la particolare pericolosità, questa tipologia di rifiuti deve essere gestita seguendo norme piuttosto rigide che riguardano il deposito temporaneo, la movimentazione interna al luogo di produzione la raccolta e lo smaltimento.

I rifiuti a rischio infettivo devono essere conservati all’interno di imballaggi a perdere, anche flessibili, identificati con il simbolo del rischio biologico e la scritta “Rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo”. Se si tratta di materiali taglienti, l’imballaggio deve essere rigido. Il deposito temporaneo non può durare più di 5 giorni, con la sola eccezione di quantitativi inferiori ai 200 litri, che consentono l’estensione fino ad un massimo di 30. Stesso discorso anche per il trasporto, con l’indicazione che avvenga nel più breve tempo tecnicamente possibile.

Infine, in merito allo smaltimento, il legislatore precisa che deve avvenire mediante termodistruzione in impianti autorizzati. I rifiuti sanitari a rischio infettivo che presentano anche altre caratteristiche di pericolo vanno affidati obbligatoriamente ad impianti per rifiuti pericolosi.

smaltimento rifiuti esumazione e da estumulazione a roma

Rifiuti da esumazione e da estumulazione

Per quanto riguarda questa tipologia di scarti, il legislatore si limita ad imporre la raccolta all’interno di imballaggi che siano facilmente distinguibili (colore e scritta) da quelli che contengono i rifiuti urbani sempre di provenienza cimiteriale e il deposito in aree, interne al cimitero, delimitate e riconoscibili. Inoltre, il trattamento di questi materiali deve favorire il recupero di resti metallici. Lo smaltimento, invece, avviene presso impianti autorizzati al trattamento dei rifiuti urbani.

Iscriviti alla newsletter di Romana Maceri per restare aggiornato

Accedi


Nome utente
Crea un nuovo account
Password
Password dimenticata? (chiudi)

Create an Account


Nome utente
Email
Password
Confirm Password
Want to Login? (chiudi)

forgot password?


Username or Email
(chiudi)