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Rifiuti sanitari infettivi, come smaltirli correttamente

By 15 ottobre 2016Servizi e Normativa

La classificazione e lo smaltimento dei rifiuti sanitari infettivi sono disciplinate dal DPR 254/2003. La normativa riguarda sia i materiali di scarto prodotti dalle strutture sanitarie e simili sia quelli riferiti a particolari attività, come gli studi di tatuaggi.

I rifiuti sanitari, la normativa di riferimento

Quella dei rifiuti sanitari è una categoria piuttosto ampia e complessa, a cui è dedicata una disciplina molto particolareggiata, vista anche la delicatezza del tema. Spesso, infatti, si tratta di materiali infettivi o chimici, prodotti all’interno delle diverse strutture sanitarie (pubbliche o private; ospedali, case di cura e riabilitazione, centri diagnostici e di analisi, ecc), che necessitano di estrema attenzione.

Il testo di riferimento è il DPR 254/2003 che si occupa sia della classificazione che dello smaltimento. Di rifiuti sanitari ne esistono 5 tipologie: pericolosi a rischio infettivo, pericolosi a rischio non infettivo, non pericolosi, assimilabili ai rifiuti urbani, che richiedo particolari sistemi di gestione. A questi si aggiungono anche rifiuti speciali infettivi prodotti da strutture non sanitarie ma a questi assimilabili.

I rifiuti pericolosi infettivi

Veniamo alla disciplina specifica dei rifiuti sanitari considerati pericolosi perché infettivi. Nella categoria rientrano tutti i materiali provenienti da ambienti di isolamento infettivo, quelli contenenti sangue o altri liquidi biologici e quelli affetti da agenti patogeni. L’attenzione particolare che questi rifiuti richiedono parte fin dalla fase della raccolta, che deve avvenire all’interno di contenitori specifici, che minimizzano i rischi di dispersione nell’ambiente e di contatto con soggetti terzi. Questo aspetto incide anche sul deposito degli stessi, che non può superare i cinque giorni, tranne casi particolari.

Molto analitica anche la normativa sul trasporto dei materiali, che chiama in causa anche la compilazione dell’apposito formulario. Infine lo smaltimento. I rifiuti sanitari pericolosi infettivi possono essere gestiti solo in aziende autorizzate secondo il D. Lgs 152/2006 (come quello di Romana Maceri). Se invece oltre al rischio infettivo sono presenti anche altre condizioni di pericolo la competenza passa a strutture abilitate a questo tipo di smaltimento.

L’estensione della normativa, il caso dei tatuatori

Le regole sul trattamento si applicano anche a i rifiuti prodotti da attività non sanitarie, quando assimilabili nella natura a quelli infettivi. E’ il caso, ad esempio, degli studi dei tatuatori. Gli aghi utilizzati sono a tutti gli effetti dei rifiuti sanitari: anche se non è la cura della salute lo scopo del loro impiego, infatti, il rischio associato è identico.

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