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RAEE, cosa sono e come vanno smaltiti

By 16 dicembre 2016Servizi e Normativa

Grandi volumi e l’eventuale presenza di sostanze pericolose rendono i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) una categoria di scarti molto delicata da gestire. Per questo il legislatore, italiano ed europeo, ha scelto di creare un complesso sistema di doveri e responsabilità, con l’obiettivo di massimizzare  il riciclo e il rispetto per l’ambiente.

I RAEE: definizioni e riferimenti normativi

La vita quotidiana di ognuno è caratterizzata dalla massiccia presenza di apparecchiature elettroniche. Le abitazioni traboccano di elettrodomestici (dal frigorifero al tostapane), gli uffici sono operativi grazie ad una moltitudine di computer, stampanti, fax e quant’altro, e anche nei momenti di svago si utilizzano spesso device tecnologici (smartphone, videogiochi, macchine fotografiche). Per non parlare di tutte le fonti di illuminazione.

Ovviamente tutti questi non sono beni “eterni”, prima o poi sono destinati a trasformarsi in rifiuti: i cosiddetti RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Tra l’altro si tratta di rifiuti il cui smaltimento presenta delle criticità, perchè in gran parte realizzati con materiali non biodegradabili o addirittura tossici. Da qui la necessità di trattarli in maniera particolare e affidarne la gestione a strutture autorizzate. La normativa in materia è  un mix di disposizioni europee e italiane. I capisaldi sono la Direttiva 2012/19 dell’Unione Europea e il Decreto legislativo 151 del 2005 (conosciuto anche come Decreto RAEE). A questi si aggiungono vari Decreti ministeriali e il Decreto legislativo 49 del 2014. Tutto questo insieme di regole si muove nella direzione di sensibilizzare sia i produttori di questi beni che i consumatori. L’obiettivo è minimizzare i RAEE destinati alla distruzione, incentivando processi di riuso e riciclo, e abbassare il quantitativo di sostanze dannose presenti all’interno di queste apparecchiature.

La classificazione

Il legislatore  identifica due macro-categorie di RAEE: quelli domestici e quelli professionali. La differenza è data dal contesto di utilizzo: i primi appartengono alla vita privata i secondi a quella lavorativa e sono  legati allo svolgimento di determinate attività (basti pensare, oltre ai PC, alle celle frigorifere dei supermercati o alla cassa di un qualsiasi negozio). A queste si aggiunge una terza categoria trasversale: i RAEE storici, oggetti prodotti prima del 13 agosto 2005.

Infine, dal punto di vista delle caratteristiche fisiche e tecniche, la distinzione viene fatta in 5 raggruppamenti:

  • Apparecchi refrigeranti (es: frigoriferi, condizionatori)
  • Grandi bianchi (es: lavatrice, lavastoviglie)
  • TV e monitor
  • PED CE ITC, apparecchiature illuminanti e altro (es. aspirapolvere, ferri da stiro, computer)
  • Sorgenti luminose (es: neon, lampade a risparmio)

Il ciclo dei RAEE: i soggetti obbligati

Il tema dello smaltimento dei RAEE è molto delicato. Il rischio che questi oggetti vengano conferiti genericamente in discarica o addirittura abbandonati in maniera illegale è alto e l’effetto sarebbe estremamente dannoso per l’ambiente. Da qui la creazione di un vero e proprio ciclo di smaltimento e trattamento dei RAEE, con diversi livelli di controllo e relative responsabilità.

I soggetti coinvolti in questo processo sono:

  • produttori: immettono nel mercato apparecchiature elettriche ed elettroniche con proprio marchio;
  • distributori: vendono tali apparecchiature all’utente finale
  • consumatori: acquistano ed utilizzano le apparecchiature (possono essere soggetti privati, aziende o enti pubblici)
  • centri di conferimento: dove vengono raccolti i RAEE
  • impianti di trattamento: dove i RAEE vengono indirizzati allo smaltimento o a processi di riciclo e riuso

Responsabilità e controlli

La maggior parte delle responsabilità, e soprattutto dei costi del sistema di smaltimento dei RAEE, gravano sui produttori, che possono però trasferirli sul prezzo di vendita del  bene (indicandolo espressamente). Sono loro, inoltre, a doversi strutturare per permettere all’utente finale di conferire indietro le apparecchiature rotte o obsolete, in appositi centri, per poi avviarle al trattamento. Per questo motivo, le aziende produttrici del settore hanno l’obbligo di iscrizione al Registro AEE e si sono organizzate in “Sistemi collettivi” che gestiscono “Centri di conferimento” dove possono essere lasciati i RAEE. Accanto a quest’ultimi operano poi i centri di conferimento pubblici, istituiti dai Comuni. Tutti i sistemi collettivi fanno parte del Centro di coordinamento, soggetto istituito sempre dalle grandi aziende produttrici.

Nella raccolta dei RAEE hanno un ruolo fondamentale anche i distributori, che operano per conto dei produttori. La legge italiana, infatti, prevede l’applicazione del principio “uno contro uno”. Questo obbliga il negoziante, quando vende un apparecchio elettronico nuovo, di ritirare quello vecchio, se il cliente ne fa richiesta. Addirittura, dal luglio 2016, per i device di piccole  dimensioni (come gli smartphone), il ritiro è obbligatorio anche senza acquisto (principio “uno contro zero”).

Infine, tutti i RAEE raccolti devono essere avviati allo smaltimento o al recupero attraverso appositi impianti, gestiti da aziende autorizzate (come Romana Maceri).

A livello ministeriale chi svolge il ruolo di controllo su tutto questo sistema è il “Comitato di vigilanza e controllo”, istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. A questo ente è affidata anche la gestione del Registro AEE.

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