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Classificazione dei rifiuti, un supporto per gli artigiani

La legge pone in capo agli artigiani l’obbligo di classificare i rifiuti che producono durante l’attività lavorativa. Un’operazione delicata che se non svolta a dovere può dar luogo a sanzioni amministrative. Romana Maceri offre un servizio di consulenza che mette al riparo da errori.

Cosa significa classificare un rifiuto

La classificazione dei rifiuti prodotti durante l’attività lavorativa è una delle incombenze più temute dagli artigiani. La delicatezza della materia trattata e la complessità della normativa rendono l’operazione difficile e rischiosa, anche perché le sanzioni previste in caso di errore sono importanti.
Classificare un rifiuto significa valutarne la natura e la composizione, identificarlo con un codice e poi qualificarlo come “non pericoloso assoluto”, “pericoloso assoluto” o “speculare”. Questo ovviamente incide sulla sua destinazione finale e sul suo smaltimento. Ecco perché si tratta di un passaggio da affrontare con attenzione.

La responsabilità è dell’artigiano

La normativa, però, non aiuta. Le attuali regole sono frutto di un mix di vari interventi legislativi, italiani ed europei: il decreto legislativo 152 del 2010, la legge 116 del 2014, il Regolamento UE 1357 del 2014 e la Decisione UE 955 sempre del 2014. L’elemento principale è che l’obbligo di classificare i rifiuti è in capo all’artigiano che li produce. Facile a dirsi, più complicato a farsi, visto che le norme sono talmente particolareggiate da rendere molto gravoso il compito. Le associazioni di categoria hanno più volte sollevato il problema, sottolineando come un artigiano non abbia competenze tecniche tali da permettergli di farsi carico di una classificazione così puntuale.

Affidarsi a degli esperti

Per chi lavora nell’ambito dello smaltimento dei rifiuti, invece, l’attività di classificazione è molto più agevole. Per questo Romana Maceri ha scelto di mettere la sua lunga esperienza al servizio di artigiani e professionisti che si trovano ad affrontare questo scoglio. Ovviamente non si sostituisce al produttore, che rimane sempre il responsabile del procedimento, ma lo affianca attraverso un lavoro di consulenza dedicato che lo mette al riparo da errori e sanzioni.

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