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Mano Cinti

4 consigli per smaltire i rifiuti correttamente ed evitare sanzioni

By | Servizi e Normativa | No Comments

Il corretto smaltimento dei rifiuti derivanti da un’attività lavorativa è responsabilità del produttore, sia esso artigiano, commerciante o imprenditore. La materia è piuttosto complessa e la normativa articolata, questo rende necessaria un’attenzione particolare per non incappare in sanzioni. Ecco alcuni consigli da tenere a mente per non sbagliare.

1) La classificazione dei rifiuti

Il tema è già stato trattato in un articolo dedicato: la classificazione dei rifiuti prodotti durante l’attività lavorativa è forse il momento più delicato di tutto l’iter di trattamento degli stessi. Per la legge, il responsabile di questa attività è il produttore, che spesso, però, non possiede le adeguate competenze. Classificare i rifiuti, infatti, significa avere perfetta conoscenza delle sostanze contenute negli scarti della propria attività. E’ necessario essere in grado di identificare se si tratta di rifiuti speciali o urbani, pericolosi o non pericolosi. Infine, ad ogni rifiuto va associato il corretto codice identificativo (CER), secondo una tabella stabilita a livello europeo.

2) Il deposito temporaneo

Una volta classificati i rifiuti non vengono smaltiti immediatamente ma vanno stoccati in un ambiente idoneo che funga da deposito temporaneo. L’individuazione di tale spazio e la sua organizzazione rappresentano un altro passaggio delicato. Per non incorrere in sanzioni è necessario che questo ambiente sia adatto a conservare i rifiuti in modo che non si mescolino tra di loro e che non inquinino terreno ed eventuali falde acquifere. Inoltre la legge impone dei limiti temporali e quantitativi alla conservazione in deposito, raggiunti i quali bisogna avviare il materiale allo smaltimento. In particolare, la cadenza deve essere almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito oppure quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, anche se il quantitativo di rifiuti non supera questo limite, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno.

3) Le scritture ambientali

Con questo termine viene comunemente indicato l’insieme dei documenti che il produttore dei rifiuti deve compilare e conservare. Si tratta del Formulario di identificazione del rifiuto, del Registro di carico e scarico e del MUD. A questi si aggiunge, per alcune categorie di attività, l’iscrizione al Sistri e il pagamento del contributo annuo. Tutti questi obblighi burocratici sono un passaggio cruciale dell’iter di smaltimento a cui prestare estrema attenzione. In particolare, mentre la compilazione del Formulario può essere demandata al trasportatore, il Registro e il MUD sono diretta spettanza dell’artigiano o commerciante.

4) La scelta del trasportatore

Secondo la legge, il produttore è direttamente responsabile del corretto smaltimento dei rifiuti in impianto autorizzato, pur non occupandosene in prima persona, per ovvie ragioni, ma affidandosi ad una società specializzata. Tale obbligo si concretizza nella necessità di accertare, in capo al fornitore scelto, il possesso delle dovute autorizzazioni. Inoltre, l’artigiano o commerciante deve conservare presso i suoi luoghi di produzione le copie di tali certificazioni per poterle esibire in caso di controlli.

La carta della solidarietà vale oltre 18 mila euro

By | News, Riciclo e Riuso | No Comments

Un euro a sostegno delle popolazioni terremotate per ogni tonnellata di carta riciclata. Si è rivelata un successo l’iniziativa benefica promossa dal Comune di Roma a cui anche Romana Maceri ha dato il suo supporto. 18 mila euro raccolti è il risultato finale.

In tre mesi, dal 1° ottobre al 31 dicembre, la popolazione di Roma e Provincia ha destinato alla differenziata oltre 18 mila tonnellate di carta che si sono trasformati in più di 18 mila euro donati ai terremotati del centro Italia (18.743,30 per la precisione). Un “riciclo” particolarmente benefico, reso possibile da un’iniziativa promossa dal Comune di Roma a cui anche Romana Maceri ha scelto di aderire, accanto ad altri importanti aziende di smaltimento rifiuti. L’importo verrà interamente versato sul conto corrente “Roma adotta Amatrice”, che l’amministrazione capitolina ha aperto nei giorni immediatamente successivi al sisma del 24 agosto scorso.

L’importanza di un riciclo corretto

Il successo della raccolta è merito dell’impegno delle imprese aderenti e di tutti i romani coinvolti. L’iniziativa ha avuto anche un importante effetto “collaterale”, ovvero sensibilizzare la cittadinanza sulle modalità corrette di smaltimento del materiale cartaceo. La carta, infatti, è uno dei prodotti più diffusi ed utilizzati nella vita quotidiana e, di conseguenza, rappresenta una parte consistente dei rifiuti sia delle famiglie che delle attività lavorative. Spesso, però, viene smaltita in maniera scorretta e questo comporta impossibilità di riciclarla. Con un po’ di attenzione, invece, come dimostrato in questa occasione, è possibile avviarne al recupero un quantitativo molto maggiore, con benefici diffusi per tutti.

Autofficine e carrozzerie, lo smaltimento di rifiuti richiede attenzione

By | Servizi e Normativa | No Comments

Carrozzieri e meccanici producono giornalmente importanti quantità di rifiuti, molti dei quali pericolosi. Il loro smaltimento, quindi, richiede un’attenzione particolare nella fase di conservazione e deposito, oltre al rispetto di numerosi adempimenti burocratici. Di seguito un vademecum che serve a fissare gli obblighi e le responsabilità principali.

I rifiuti delle officine

Nelle officine di meccanici e carrozzieri transitano ogni giorno sostanze inquinanti di vario genere, anche tossiche. Questo tipo di attività, quindi, sono tra le più problematiche in termini di gestione dei rifiuti. Anche perché, in molti casi si tratta di rifiuti speciali sia pericolosi (olio usato, batterie al piombo, filtri dell’olio, liquido antigelo, ecc) che non pericolosi (rottami ferrosi, pastiglie dei freni, ecc). La normativa di riferimento che i titolari di queste attività devono seguire è condensata soprattutto nel decreto legislativo 152 del 2006. In capo a meccanici e carrozzieri gravano una serie di obblighi e responsabilità molto puntuali, legate alla tracciatura dei rifiuti prodotti, alla loro provvisoria conservazione e al loro smaltimento.

Obblighi e responsabilità

La prima responsabilità che viene in rilievo è quella relativa alla classificazione dei rifiuti, che, in linea generale, la legge pone sempre in capo al produttore degli stessi (cioè l’artigiano). Spetta  quindi al titolare dell’officina associare ad ogni rifiuto il relativo codice CER, individuandone anche il carattere  di pericolosità o meno.

Ci sono poi tutta una serie di adempimenti burocratici, comuni alle attività artigianali, commerciali o imprenditoriali, che devono essere seguiti con estrema precisione. Si tratta di:

Deposito e trasporto

Una delle fasi più delicate del trattamento dei rifiuti prodotti nelle officine è quella del deposito, proprio in considerazione della pericolosità di molte delle sostanze prodotte. Oltre al divieto di dispersione nell’ambiente dei rifiuti, nonché di loro miscelazione o sversamento in bacini idrici, il titolare dell’attività deve prestare estrema attenzione alla conservazione degli stessi, in attesa dello smaltimento. I rifiuti prodotti devono essere raccolti in contenitori idonei, differenti a seconda delle loro caratteristiche chimico-fisiche (es: le batterie devono essere inserite in vasche anti corrosione). L’area di deposito deve possedere tre caratteristiche: distinta, segregata e contrassegnata. Inoltre il deposito non può superare determinati limiti temporali:

  • rifiuti pericolosi: 1 anno per un quantitativo inferiore ai 10 metri cubi, 2 mesi se superiore;
  • rifiuti non pericolosi: 1 anno per un quantitativo inferiore ai 20 metri cubi, 3 mesi se superiore.

Allo scadere di tali termini i rifiuti devono essere consegnati ad un azienda di trasporto per essere avviati allo smaltimento. Il titolare dell’officina ha la responsabilità di avvalersi, per questo servizio, di un trasportatore iscritto presso l’apposito Albo Nazionale Gestori Ambientali.

 

Scarica il registro di carico e scarico di Romana Maceri

RAEE, cosa sono e come vanno smaltiti

By | Servizi e Normativa | No Comments

Grandi volumi e l’eventuale presenza di sostanze pericolose rendono i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) una categoria di scarti molto delicata da gestire. Per questo il legislatore, italiano ed europeo, ha scelto di creare un complesso sistema di doveri e responsabilità, con l’obiettivo di massimizzare  il riciclo e il rispetto per l’ambiente.

I RAEE: definizioni e riferimenti normativi

La vita quotidiana di ognuno è caratterizzata dalla massiccia presenza di apparecchiature elettroniche. Le abitazioni traboccano di elettrodomestici (dal frigorifero al tostapane), gli uffici sono operativi grazie ad una moltitudine di computer, stampanti, fax e quant’altro, e anche nei momenti di svago si utilizzano spesso device tecnologici (smartphone, videogiochi, macchine fotografiche). Per non parlare di tutte le fonti di illuminazione.

Ovviamente tutti questi non sono beni “eterni”, prima o poi sono destinati a trasformarsi in rifiuti: i cosiddetti RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Tra l’altro si tratta di rifiuti il cui smaltimento presenta delle criticità, perchè in gran parte realizzati con materiali non biodegradabili o addirittura tossici. Da qui la necessità di trattarli in maniera particolare e affidarne la gestione a strutture autorizzate. La normativa in materia è  un mix di disposizioni europee e italiane. I capisaldi sono la Direttiva 2012/19 dell’Unione Europea e il Decreto legislativo 151 del 2005 (conosciuto anche come Decreto RAEE). A questi si aggiungono vari Decreti ministeriali e il Decreto legislativo 49 del 2014. Tutto questo insieme di regole si muove nella direzione di sensibilizzare sia i produttori di questi beni che i consumatori. L’obiettivo è minimizzare i RAEE destinati alla distruzione, incentivando processi di riuso e riciclo, e abbassare il quantitativo di sostanze dannose presenti all’interno di queste apparecchiature.

La classificazione

Il legislatore  identifica due macro-categorie di RAEE: quelli domestici e quelli professionali. La differenza è data dal contesto di utilizzo: i primi appartengono alla vita privata i secondi a quella lavorativa e sono  legati allo svolgimento di determinate attività (basti pensare, oltre ai PC, alle celle frigorifere dei supermercati o alla cassa di un qualsiasi negozio). A queste si aggiunge una terza categoria trasversale: i RAEE storici, oggetti prodotti prima del 13 agosto 2005.

Infine, dal punto di vista delle caratteristiche fisiche e tecniche, la distinzione viene fatta in 5 raggruppamenti:

  • Apparecchi refrigeranti (es: frigoriferi, condizionatori)
  • Grandi bianchi (es: lavatrice, lavastoviglie)
  • TV e monitor
  • PED CE ITC, apparecchiature illuminanti e altro (es. aspirapolvere, ferri da stiro, computer)
  • Sorgenti luminose (es: neon, lampade a risparmio)

Il ciclo dei RAEE: i soggetti obbligati

Il tema dello smaltimento dei RAEE è molto delicato. Il rischio che questi oggetti vengano conferiti genericamente in discarica o addirittura abbandonati in maniera illegale è alto e l’effetto sarebbe estremamente dannoso per l’ambiente. Da qui la creazione di un vero e proprio ciclo di smaltimento e trattamento dei RAEE, con diversi livelli di controllo e relative responsabilità.

I soggetti coinvolti in questo processo sono:

  • produttori: immettono nel mercato apparecchiature elettriche ed elettroniche con proprio marchio;
  • distributori: vendono tali apparecchiature all’utente finale
  • consumatori: acquistano ed utilizzano le apparecchiature (possono essere soggetti privati, aziende o enti pubblici)
  • centri di conferimento: dove vengono raccolti i RAEE
  • impianti di trattamento: dove i RAEE vengono indirizzati allo smaltimento o a processi di riciclo e riuso

Responsabilità e controlli

La maggior parte delle responsabilità, e soprattutto dei costi del sistema di smaltimento dei RAEE, gravano sui produttori, che possono però trasferirli sul prezzo di vendita del  bene (indicandolo espressamente). Sono loro, inoltre, a doversi strutturare per permettere all’utente finale di conferire indietro le apparecchiature rotte o obsolete, in appositi centri, per poi avviarle al trattamento. Per questo motivo, le aziende produttrici del settore hanno l’obbligo di iscrizione al Registro AEE e si sono organizzate in “Sistemi collettivi” che gestiscono “Centri di conferimento” dove possono essere lasciati i RAEE. Accanto a quest’ultimi operano poi i centri di conferimento pubblici, istituiti dai Comuni. Tutti i sistemi collettivi fanno parte del Centro di coordinamento, soggetto istituito sempre dalle grandi aziende produttrici.

Nella raccolta dei RAEE hanno un ruolo fondamentale anche i distributori, che operano per conto dei produttori. La legge italiana, infatti, prevede l’applicazione del principio “uno contro uno”. Questo obbliga il negoziante, quando vende un apparecchio elettronico nuovo, di ritirare quello vecchio, se il cliente ne fa richiesta. Addirittura, dal luglio 2016, per i device di piccole  dimensioni (come gli smartphone), il ritiro è obbligatorio anche senza acquisto (principio “uno contro zero”).

Infine, tutti i RAEE raccolti devono essere avviati allo smaltimento o al recupero attraverso appositi impianti, gestiti da aziende autorizzate (come Romana Maceri).

A livello ministeriale chi svolge il ruolo di controllo su tutto questo sistema è il “Comitato di vigilanza e controllo”, istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. A questo ente è affidata anche la gestione del Registro AEE.

Uno contro zero, lo smaltimento delle apparecchiature elettroniche diventa più semplice

By | Servizi e Normativa | No Comments

La normativa che ha reso molto più semplice lo smaltimento dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) di piccole dimensioni. Ecco perché sarà quindi più facile smaltire in sicurezza e legalità oggetti diffusi come smartphone, tablet, lampadine, ecc.

Uno contro zero

Le apparecchiature elettriche ed elettroniche sono ormai una presenza costante nella vita quotidiana di ognuno. Soprattutto quelle di piccole dimensioni, come gli smartphone, i tablet, ma anche i rasoi elettrici o le più  banali lampadine, tanto per fare alcuni esempi. Di conseguenza, anche i rifiuti di questo tipo (i cosiddetti RAEE) sono estremamente diffusi e oggetto di una disciplina piuttosto attenta, visto che spesso contengono sostanze pericolose o tossiche.

In particolare, per i RAEE di piccole dimensioni, il Decreto Ministeriale 121, entrato in vigore il 22 luglio 2016, ha introdotto un’importante novità. Si tratta del principio “uno contro zero”, che permette al consumatore di liberarsi di questi oggetti con estrema facilità e senza costi, una volta che non siano più utilizzabili. I negozi che vendono apparecchiature elettriche, infatti, hanno ora l’obbligo di raccoglierli gratuitamente anche se il cliente non acquista un prodotto equivalente (come accadeva invece con l’ “uno contro uno”). L’importante è che il RAEE in questione non superi i 25 centimetri.

Obblighi e procedure

In realtà l’obbligo di ritiro gratuito dei RAEE di piccole dimensioni non grava indistintamente su tutti i commercianti del settore ma solo su coloro che hanno a disposizione una superficie di vendita di almeno 400 mq. Per gli altri l’uno contro zero è facoltativo, mentre rimane in piedi l’obbligo di applicare il principio uno contro uno.

I commercianti obbligati sono tenuti a posizionare, all’interno dell’esercizio o nelle immediate vicinanza, dei contenitori dedicati alla raccolta di questi rifiuti. Il Decreto, invece, li esenta dalla registrazione dei dati personali di coloro che conferiscono i rifiuti.

Una volta che i contenitori in oggetto sono pieni, i RAEE devono essere svuotati in altri contenitori, conservati in magazzino e destinati ad essere deposito provvisorio in attesa dell’avvio allo smaltimento o al riciclaggio. Questo passaggio, così come lo svuotamento finale, deve essere tracciato attraverso un apposita modulistica.

In generale, quindi, il legislatore ha voluto semplificare al massimo la procedura verso l’utilizzatore finale, non rinunciando però ad una stretta tracciatura dei RAEE e del loro smaltimento/riciclo, mettendola in carico all’esercente. L’obiettivo appare chiaro: raggiungere un livello di raccolta differenziata dei RAEE pari al 45% (in termini di peso) dei nuovi apparecchi immessi sul mercato. Nel 2015 ci si è fermati al 30%.

Distruggere i documenti è un obbligo di legge

By | Servizi e Normativa | No Comments

Tutela della privacy e difesa dallo spionaggio industriale impongono alle aziende la periodica distruzione di documenti cartacei contenenti i dati sensibili. Il mercato offre numerosi strumenti “fai da te” per rispondere a questa necessità, ma rivolgersi ad una ditta specializzata consente di avere la certezza di un lavoro fatto nel pieno rispetto della normativa, al riparo da problemi e sanzioni.

Protezione della privacy e strategie industriali

La distruzione di materiale cartaceo contenente dati sensibili è un’esigenza che hanno quasi tutte le aziende, anche se con quantitativi diversi. Due le necessità che stanno dietro questa attività: la tutela della privacy dei clienti e il contrasto a forme di spionaggio industriale. Nonostante ormai tutto questo materiale viaggi su supporti informatici, gli archivi cartacei non sono del tutto scomparsi. Pagine e pagine con nomi, cognomi, informazioni sulla salute o sui carichi penali, progetti di sviluppo e molte altre informazioni la cui gestione richiede molta attenzione. Qualche esempio concreto? Basti pensare alle ASL, agli studi medici e ai laboratori di analisi, pieni di ricette e cartelle cliniche. Oppure, in ambito economico e legislativo, ai documenti conservati negli studi legali e notarili, nelle banche e negli istituti finanziari, fino all’archivio di Stato.

Sei livelli di protezione

Se sul fronte dello spionaggio industriale la scelta sulla distruzione o meno dei documenti è rimessa alla sola volontà dell’imprenditore, su quello della privacy la legge è puntuale e stringente. La normativa cardine è quella del decreto legislativo 196/2003 che disciplina il trattamento dei dati personali. Il decreto identifica sei diversi livelli di “distruzione” del materiale, associati ad altrettanti livelli di “delicatezza” delle informazioni coinvolte. Il legislatore si spinge fino al punto di indicare i millimetri di grandezza delle strisce o frammenti in cui il documento deve essere ridotto, tanto più piccole quanto più i dati sono sensibili. E vista l’importanza che la tutela della privacy sta assumendo nella società contemporanea, l’apparato sanzionatorio che sostiene la legge in questione è piuttosto importante. Sono previste severe sanzioni penali e ammende di migliaia di euro.

Soluzioni fai da te? Meglio di no

Numerose aziende scelgono di procedere alla distruzione di documenti in modo autonomo. La scelta, però, è sconsigliata, perché sono molti i software sul mercato che permettono di ricostruire il materiale cartaceo a partire anche da frammenti molto piccoli, vanificando tutti gli sforzi di protezione. Ecco perché è consigliabile rivolgersi ad un’azienda specializzata nelle attività di macero, che garantisce una distruzione a prova di legge e di sanzione.

Rifiuti sanitari infettivi, come smaltirli correttamente

By | Servizi e Normativa | No Comments

La classificazione e lo smaltimento dei rifiuti sanitari infettivi sono disciplinate dal DPR 254/2003. La normativa riguarda sia i materiali di scarto prodotti dalle strutture sanitarie e simili sia quelli riferiti a particolari attività, come gli studi di tatuaggi.

I rifiuti sanitari, la normativa di riferimento

Quella dei rifiuti sanitari è una categoria piuttosto ampia e complessa, a cui è dedicata una disciplina molto particolareggiata, vista anche la delicatezza del tema. Spesso, infatti, si tratta di materiali infettivi o chimici, prodotti all’interno delle diverse strutture sanitarie (pubbliche o private; ospedali, case di cura e riabilitazione, centri diagnostici e di analisi, ecc), che necessitano di estrema attenzione.

Il testo di riferimento è il DPR 254/2003 che si occupa sia della classificazione che dello smaltimento. Di rifiuti sanitari ne esistono 5 tipologie: pericolosi a rischio infettivo, pericolosi a rischio non infettivo, non pericolosi, assimilabili ai rifiuti urbani, che richiedo particolari sistemi di gestione. A questi si aggiungono anche rifiuti speciali infettivi prodotti da strutture non sanitarie ma a questi assimilabili.

I rifiuti pericolosi infettivi

Veniamo alla disciplina specifica dei rifiuti sanitari considerati pericolosi perché infettivi. Nella categoria rientrano tutti i materiali provenienti da ambienti di isolamento infettivo, quelli contenenti sangue o altri liquidi biologici e quelli affetti da agenti patogeni. L’attenzione particolare che questi rifiuti richiedono parte fin dalla fase della raccolta, che deve avvenire all’interno di contenitori specifici, che minimizzano i rischi di dispersione nell’ambiente e di contatto con soggetti terzi. Questo aspetto incide anche sul deposito degli stessi, che non può superare i cinque giorni, tranne casi particolari.

Molto analitica anche la normativa sul trasporto dei materiali, che chiama in causa anche la compilazione dell’apposito formulario. Infine lo smaltimento. I rifiuti sanitari pericolosi infettivi possono essere gestiti solo in aziende autorizzate secondo il D. Lgs 152/2006 (come quello di Romana Maceri). Se invece oltre al rischio infettivo sono presenti anche altre condizioni di pericolo la competenza passa a strutture abilitate a questo tipo di smaltimento.

L’estensione della normativa, il caso dei tatuatori

Le regole sul trattamento si applicano anche a i rifiuti prodotti da attività non sanitarie, quando assimilabili nella natura a quelli infettivi. E’ il caso, ad esempio, degli studi dei tatuatori. Gli aghi utilizzati sono a tutti gli effetti dei rifiuti sanitari: anche se non è la cura della salute lo scopo del loro impiego, infatti, il rischio associato è identico.

Gestione dei rifiuti aziendali, le norme da tenere d’occhio

By | Servizi e Normativa | No Comments

La normativa vigente in materia ambientale e di gestione dei rifiuti aziendali è frutto di leggi italiane ed europee. Un mix che può generare confusione, esponendo al rischio di errori e quindi di sanzioni. Perciò è bene tenere a mente i testi fondamentali di riferimento: il decreto legislativo 152 del 2006 (D. lgs 152/2006), la direttiva 2008/98/CE e la Decisione 2014/955/UE.

Il Testo Unico Ambientale

Il decreto legislativo 152 del 2006 è meglio conosciuto come Testo Unico Ambientale. Ad oggi, infatti, è il contenitore di tutte le norme in materia di tutela dellambiente e nella parte quarta si occupa proprio di disciplinare la gestione dei rifiuti da parte di artigiani, imprese ed aziende. Lo fa, per prima cosa, fissando in capo al titolare di unattività la qualifica di produttoredi rifiuti. Di conseguenza è su di lui che ricadono gli obblighi che la legge individua individuati dalla legge, con relativi tempi, modi e sanzioni in caso di inadempimento. Ovviamente il Testo Unico non è statico, viene sottoposto a frequenti modifiche ed integrazioni e va letto in coordinamento la sua lettura è da coordinare con le successive modifiche ed integrazioni del legislatore i decreti e le circolari prodotte nel tempo dal governo (che potete trovare in questa sezione del sito, costantemente aggiornata).

Il ruolo dell’Europa

Se le fonti della normativa ambientale si esaurissero qui sarebbe tutto relativamente semplice. Ma esiste un secondo livello legislativo, quello europeo, a cui lItalia è tenuta ad adeguarsi. In Europa due sono i testi cardine in tema di gestione dei rifiuti: la Direttiva 2008/98/CE e la Decisione 2014/955/UE.

La Direttiva 2008/98/CE, la cui disciplina è stata recepita proprio dal Testo Unico Ambientale, fissa i principi generali. In particolare, sottolinea come lobiettivo fondamentale per tutelare lambiente sia la prevenzione, seguito da riutilizzo e riuso, riciclo e recupero di energia. Tutte soluzioni che garantiscono massima sostenibilità. In questottica, lo smaltimento dei rifiuti, cioè il conferimento in discarica, deve progressivamente diventare una soluzione residuale, una sorta di ultima spiaggia.

La Decisione 2014/955/UE, invece, è intervenuta innovando un tema specifico: lelenco europeo dei rifiuti (CER). Lintervento ha riguardato denominazione e definizione di alcuni codici CER, fondamentali che servono per la classificazione dei rifiuti. Inoltre è stata parzialmente modificata la disciplina che riguarda inerente lidentificazione dei rifiuti pericolosi e delle relative caratteristiche di pericolosità.

Riciclo solidale a favore delle popolazioni terremotate

By | Riciclo e Riuso | No Comments

Per tre mesi, a partire dal 1° ottobre, per ogni tonnellata di carta raccolta Romana Maceri devolverà 1 euro a favore delle popolazioni di Lazio, Umbria e Marche colpite dal sisma del 24 agosto scorso. Un’iniziativa di solidarietà che coinvolge anche altre importanti realtà del settore.

Riciclare la carta fa bene

E stavolta non è solo una questione ecologica e di lotta agli sprechi, c’è anche una motivazione solidale a sostegno di questa affermazione. Romana Maceri, infatti, ha deciso di aderire ad un’iniziativa benefica a favore delle popolazioni terremotate dell’Italia centrale, partecipata anche da AMA.

Dal 1° ottobre fino al 31 dicembre per ogni tonnellata di materiale cartaceo raccolto e conferito in discarica verrà versato un euro sul conto “Roma adotta Amatrice”, aperto dal Comune di Roma per la raccolta fondi a seguito del sisma del 24 agosto scorso. Una buona ragione in più per prestare estrema attenzione alla raccolta differenziata.

La carta è presente in maniera importante nella vita privata e lavorativa di ogni cittadino, viene spesso sprecata o smaltita in modo scorretto, senza differenziarla dagli altri rifiuti. Questo impedisce alle aziende che si occupano di macero di riciclarla al massimo delle potenzialità. Con un po’ di accortezza in più, invece, si potrebbero avviare al riciclo grandi quantità di materiale cellulosico, con conseguenti impatti positivi sia in chiave ecologica che economica.

Se la cittadinanza e le imprese di Roma e del Lazio risponderanno con convinzione, questa iniziativa di solidarietà potrà davvero avere grande successo.

Tariffa sui rifiuti, pagare meno è possibile

By | Servizi e Normativa | No Comments

Chiunque abbia un’attività produttiva o commerciale e abbia scelto di non avvalersi del servizio pubblico di raccolta dei propri rifiuti, affidandoli ad un impresa privata per recuperarli, può  beneficiare della riduzione della tariffa sui rifiuti. Un risparmio che può essere anche molto consistente ma che si ottiene solo presentando apposita domanda nei tempi e nei modi stabiliti dalle amministrazioni locali.

Come si può ottenere una riduzione della tariffa sui rifiuti?

Chi ha un’attività artigianale o commerciale, un’impresa di qualsiasi dimensione, sa che il pagamento della tariffa sui rifiuti è un costo importante a cui prestare attenzione. Basti pensare che, a livello nazionale, il valore complessivo di questo tributo si attesta poco sotto i 9 miliardi annui (conteggiando anche i versamenti delle famiglie).

C’è però la possibilità di risparmiare. Commercianti, artigiani ed imprenditori, infatti, possono beneficiare della “ riduzione della tariffa sui rifiuti ”, se prevista dal comune appartenenza. Ovviamente bisogna rientrare in alcune condizioni, dettagliate sempre dall’amministrazione comunale competente. Ad esempio, il Comune di Roma (nello specifico l’AMA, società che si occupa dello smaltimento) pubblica annualmente online i requisiti richiesti.

In linea generale può beneficiare di questa riduzione, pari ad una percentuale del totale dovuto, chi produce rifiuti recuperabili e sceglie di affidarne lo smaltimento ad una società privata. Il contratto con il privato, infatti, riduce i costi per il Comune e quindi giustifica il riconoscimento di uno “sconto”. Un’opportunità che pochi conoscono e ancora meno sfruttano.

Romana Maceri al servizio dei clienti

Come accade spesso, però, orientarsi nella burocrazia amministrativa e presentare correttamente domanda per ottenere la riduzione può non essere semplice. Per questo Romana Maceri, forte di un’esperienza decennale nel settore, mette a disposizione dei suoi clienti un servizio di assistenza dedicato. A chi ne fa richiesta la società fornisce il modulo di richiesta, un plico con tutti i documenti necessari e un piccolo vademecum per la compilazione.

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