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Angelo

Sfogliare la carta è un gesto che profuma di storia e di leggenda

Sfogliare la carta, un gesto che profuma di storia

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La carta è una delle invenzioni più essenziali della storia dell’uomo e non è da intendersi esclusivamente nella sua accezione fisica: prima dell’avvento della tecnologia e per oltre diciannove secoli, è stato l’unico modo per tramandare informazioni che altrimenti sarebbero andate perdute. Popoli, stati, religioni. La carta è alla base della civiltà di ogni popolo e ne scandisce quotidianamente la memoria.

Verba volant, scripta manent recita il famoso proverbio. Alla carta è stato affidato il compito di imprimere nella memoria collettiva storie, racconti, aneddoti e curiosità. Mark Kurlansky li ha raccolti in un libro piacevole e di ampio respiro che indaga in maniera approfondita la storia della carta e della sua diffusione.

Kurlansky, giornalista e scrittore di successo, nel raccontare l’evoluzione della carta ripercorre la storia dei popoli e dell’utilizzo che ne fecero.

La storia racconta che la nascita della carta si deve a Cai Lun, un eunuco della corte cinese, che partendo dalla corteccia di un particolare tipo di albero (che in seguito prenderà il nome di gelso da carta) riuscì a ottenere una carta primordiale filtrandola in uno stampo di bastoncini di bambù: questo impasto non aveva nulla a che vedere con le pelli animali e il papiro utilizzati in precedenza.

Per oltre mezzo secolo, la produzione della carta rimase confinata in Oriente (Cina e Giappone) ma col passare degli anni, si diffuse in ogni angolo della terra. Ai tempi di Napoleone la carta assunse un ruolo strategico: non era soltanto il materiale su cui venivano stampati i giornali e le ordinanze militari, ma fungeva da contenitore per la polvere da sparo e da rivestimento per le cartucce.

L’Italia ha giocato un ruolo fondamentale nello sviluppo della carta a buon mercato che nacque nell’XI secolo a Fabriano con l’invenzione di un martello azionato tramite l’acqua.

Negli ultimi capitoli del libro, Kurlansky affronta il capitolo delle nuove tecnologie ma si dice fiducioso sul futuro della carta, più facile da distruggere rispetto a tutti i documenti elettronici e capace di ritrovare nuova vita attraverso i processi di riciclaggio.

Romana Maceri si occupa di smaltimento e riciclaggio della carta

Le tipologie di carta che si possono riciclare

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Fra le diverse tipologie di rifiuti, la carta è il materiale che più si presta al riciclaggio. La cellulosa, componente essenziale della carta, può essere infatti riutilizzata per produrre nuova carta e questo comporta non solo un risparmio notevole dal punto di vista energetico e idrico, ma anche e soprattutto un vantaggio in termini ambientali: la deforestazione infatti è tra le cause principali del surriscaldamento globale.

Non tutte le tipologie di carta possono essere riciclate e l’organo di riferimento in termini di smaltimento e riciclaggio della carta è il Comieco, il Consorzio Nazionale Riciclo degli Imballaggi a base cellulosica che fa parte del CONAI.

La trasformazione da carta da macero in materia prima può avvenire solamente in caso di carta non contaminata da sostanze tossiche o comunque nocive.

Non possono essere riciclati fazzoletti sporchi, tovaglioli, carta plastificata e carta da disegno e ogni tipo di carta contenente elementi sintetici e non cellulosici come la carta d’alluminio, ecc….

Può essere riciclata la carta dei giornali, delle riviste, dei fumetti e dei libretti delle istruzioni. Per quanto concerne il cartone, possono essere sottoposti al processo di riciclo gli imballaggi degli elettrodomestici, i cartoni del latte, i contenitori in tetrapak, le scatole delle scarpe e quelle del dentifricio, ecc….

Come avviene il riciclaggio della carta

Durante il processo di riciclaggio, circa il 95 per cento del rifiuto cartaceo viene trasformato in nuova carta e con il susseguirsi dei processi, la carta perde la consistenza necessaria per generare altra carta ma può ancora essere impiegata come combustibile per la produzione di energia.

Il processo di recupero della carta prevede, dopo la raccolta e lo stoccaggio, il selezionamento: la fibra viene separata dai materiali impuri presenti nella carta da macero.

La prima parte della selezione viene eseguita con processi automatizzati: viene fatta scorrere sopra un nastro trasportatore e viene divisa per tipologia: più la selezione è definita, più il prodotto che ne deriva è di qualità. Successivamente, la carta viene pressata e legata in balle che vengono inviate alle cartiere dove avviene fisicamente la trasformazione in carta nuova.

La carta viene sminuzzata e sbiancata per eliminare gli inchiostri, poi viene ridotta in poltiglia e mescolata con acqua calda: l’obiettivo è eliminare scorie e impurità per ottenere la pasta di cellulosa alla quale verrà aggiunta la cellulosa vergine.

Il riciclo si può definire concluso e la cellulosa è pronta per la fase finale che prevede stesura, disidratazione, passaggio attraverso i rulli e avvolgimento in bobine che vengono inviate alle cartotecniche, dove il prodotto viene perfezionato e reso fruibile per la vendita. Il riciclaggio abbatte i costi: per lavorare la carta, il prezzo a tonnellata è compreso fra i 64 e i 96 euro mentre per incenerire i rifiuti il prezzo oscilla dai 96 fino ai 192 euro. Il riciclaggio, oltre a salvaguardare l’ambiente, previene l’erosione del suolo e protegge le biodiversità.

Romana Maceri si occupa di smaltimento di imballaggi

Quali sono i diversi tipi di imballaggio

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Proteggere il cibo e le merci, soprattutto durante il trasporto, è da sempre una delle sfide degli uomini. Gli antichi romani, ad esempio, usavano giare ed anfore in terracotta per conservare cereali, olio e vino. Oggi, grazie a procedimenti produttivi sempre più avanzati e tecnologici, gli imballaggi sono sempre più evoluti. Ma gli imballaggi non sono tutti uguali.

Secondo la classificazione del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, si distinguono tre tipi di imballaggio: primario, secondario e terziario (per il trasporto).

Per imballaggio primario si intende il “primo rivestimento” che avvolge il singolo prodotto pronto al consumo. È il cosiddetto imballaggio per la vendita destinato esclusivamente al consumatore finale (il barattolo di alluminio, la busta di plastica dell’insalata, il contenitore del latte). Dal punto di vista sanitario, è l’imballaggio più importante perché protegge la merce e ne impedisce l’alterazione.

L’imballaggio secondario, detto anche multiplo, raggruppa un numero predefinito di prodotti. Di solito, si trova nel punto vendita e può essere rimosso senza alterare le caratteristiche del prodotto.

Questa tipologia di imballaggio facilita il rifornimento degli scaffali e viene “manipolata” sia dal venditore che dal consumatore (ad esempio una confezione da tre scatole di fagioli).

L’imballaggio terziario, a differenza delle altre due tipologie, non viene mai manipolato dai consumatori e si rivolge esclusivamente agli operatori addetti alla catena di distribuzione.
È l’imballaggio che facilita la logistica e il trasporto di un numero consistente di unità di vendita o di imballaggi secondari. Sono esempi di imballaggi terziari i bancali e i pallet. L’imballaggio terziario sfrutta macchinari specifici come reggiatrici, avvolgitrici e incappucciatrici.

I materiali degli imballaggi

Le diverse tipologie di imballaggio prevedono, naturalmente, l’utilizzo di materiali differenti (legno, plastica, vetro, acciaio, alluminio, carta) che hanno ognuno un particolare percorso di smaltimento. L’organo di riferimento per lo smaltimento dei rifiuti da imballaggio è il CONAI, il consorzio nazionale degli imballaggi nato nel 1997 sulla base del decreto Ronchi.

A ogni prodotto deve corrispondere un imballaggio adeguato e la legge pone restrizioni molto severe. Gli imballaggi alimentari, per esempio, devono essere realizzati con materiali che non rilasciano sostanze tossiche, specie se il prodotto è caldo, e devono garantire al prodotto una totale protezione sanitaria (impedire l’ingresso di microbi e resistere all’attacco di insetti e roditori).

I rifiuti da imballaggio e l’importanza del CONAI

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L’articolo 218 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 definisce imballaggio un prodotto composto da materiali di qualsiasi natura «adibito a contenere determinati merci, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore”.

Tra le tipologie di rifiuti trattate da Romana Maceri, quella che riguarda gli imballaggi riveste un ruolo estremamente importante. Romana Maceri aderisce al CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi nato nel 1997 sulla base del Decreto Ronchi.

Si tratta di un consorzio privato e senza fini di lucro che assiste le aziende nel processo di raccolta, riciclo e smaltimento degli imballaggi. Al consorzio, nel corso degli anni, hanno aderito oltre 1 milione di imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi.

Il CONAI è attivo sulla prevenzione, sul recupero e sul riciclo dei sei materiali utilizzati per l’imballaggio e ha trasformato la gestione dei rifiuti da imballaggio in un sistema integrato ed efficiente con la creazione di un apposito consorzio per ogni tipologia di materiale: Ricrea (acciaio), Cial (alluminio), Comieco (carta), Rilegno (legno), Corepla (plastica) e Coreve (vetro).

Fino al 2012 non vi erano sistemi alternativi al CONAI e i soggetti produttori di imballaggi erano tenuti a iscriversi al consorzio più vicino, mentre adesso possono organizzarsi autonomamente con un proprio consorzio per la gestione dei propri rifiuti di imballaggio e inviare all’Osservatorio nazionale sui rifiuti un progetto alternativo richiedendone il riconoscimento.

Per ottenere il riconoscimento, i produttori di imballaggi devono dimostrare di avere pianificato un sistema di smaltimento efficace ed efficiente in grado di conseguire gli obiettivi minimi di recupero e riciclaggio.

Se il processo di smaltimento non dovesse esser ritenuto conforme, il produttore dovrà iscriversi obbligatoriamente ai consorzi legati alla galassia CONAI. Ogni consorzio facente parte del CONAI si relaziona agli enti locali per la gestione dei servizi di raccolta e per il ritiro.

Trasporto dei rifiuti: norme e adempimenti

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Il trasporto dei rifiuti è regolamentato dal Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, il testo di riferimento che definisce le norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati.

Con l’entrata in vigore del SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, la modalità di esecuzione del trasporto si è complicata.

I soggetti obbligati ad aderire al SISTRI sono:

• produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi con più di 10 dipendenti inquadrati sotto forma di ente o impresa

• soggetti che effettuano attività di raccolta, trasporto, recupero o smaltimento dei rifiuti urbani nella Regione Campania

• gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale

• gli enti o le imprese che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi

• in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa successivo trasporto

• i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della Regione Campania.

Nel caso di produzione inaspettata di rifiuti pericolosi, il produttore è tenuto a comunicarla al SISTRI entro tre giorni lavorativi dall’accertamento della pericolosità dei rifiuti. Nella scheda “Area Movimentazione” del sistema SISTRI devono essere inserite inoltre tutte le tappe previste, le soste brevi (che non devono superare le 48 ore) e le soste tecniche all’interno di porti, scali ferroviari, interporti, impianti di terminalizzazione e scali merci per una durata complessiva di massimo sei giorni. Nel caso in cui il fermo dovesse protrarsi per un tempo superiore, il detentore del rifiuto ha l’obbligo di informare le autorità competenti.

Restano esclusi dall’obbligo di adesione al SISTRI i produttori di rifiuti non pericolosi, i produttori di rifiuti speciali pericolosi con meno di 10 dipendenti, gli enti e le imprese che effettuano attività di raccolta, trasporto e gestione di rifiuti non pericolosi e i raccoglitori o trasportatori di rifiuti urbani (ad eccezione della Campania). Fino al 31/12/2017, salvo ulteriori proroghe future, il trasporto dei rifiuti deve essere accompagnato sia dal formulario di identificazione del rifiuto (che conseguentemente deve essere annotato sul registro di carico e scarico) che dalla scheda SISTRI.

Chi non ha l’obbligo di adesione al SISTRI, deve comunque compilare il registro di carico e scarico e il formulario identificazione rifiuto su cui devono comparire: nome e indirizzo del produttore dei rifiuti, origine, tipologia e quantità del rifiuto, destino del rifiuto (recupero o smaltimento), data del trasporto, eventuale intermediario.

Come si smaltiscono i calcinacci

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I rifiuti costituiti da calcinacci appartengono alla categoria 17 dei codici CER (rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione compreso il terreno proveniente da siti contaminati). Il testo di riferimento che regola lo smaltimento è il Decreto Legislativo del 3 aprile 2006,n. 152 a cui si devono attenere cittadini e aziende che hanno la necessità di smaltire i loro rifiuti.

I calcinacci sono classificati come materiali inerti, ovvero materiali che non subiscono alcuna trasformazione fisica, chimica o biologica significativa. La Direttiva 1999/31/CE spiega che “i rifiuti inerti non si dissolvono, non bruciano né sono soggetti ad altre reazioni fisiche o chimiche, non sono biodegradabili e, in caso di contatto con altre materie, non producono effetti nocivi tali da provocare inquinamento ambientale o danno alla salute umana”. Appartengono a questa categoria calcinacci, macerie, residui da demolizione e anche le terre e le rocce da scavo, regolate dal Decreto Ministeriale n. 161 del 10 agosto 2012 e dall’articolo 41 BIS del Decreto Legislativo 69/2013.

L’importanza dell’analisi dei materiali

Il primo passo è la classificazione dei materiali, che devono essere analizzati in maniera approfondita: alcuni verranno riciclati (se la normativa lo prevede anche in loco), altri verranno trasportati nelle discariche. I calcinacci possono essere raggruppati nel luogo in cui sono prodotti, il cosiddetto deposito temporaneo: questi rifiuti speciali devono essere avviati al recupero o allo smaltimento a cadenza trimestrale o se superano i 20 metri cubi. La fase di analisi è cruciale ai fini dello smaltimento, perché i prodotti della demolizione possono contenere anche rifiuti speciali pericolosi che vanno raccolti in contenitori idonei e come i rifiuti speciali vanno smaltiti con cadenza trimestrale o se superano i 10 metri cubi.
L’Unione Europea ha definito alcuni parametri per stabilire in maniera inconfutabile la linea di confine fra i rifiuti inerti e non inerti. Il test che viene effettuato è la percolazione, un processo chimico che consente di quantificare la capacità intrinseca del rifiuto di rilasciare sostanze chimicamente attive in ambiente. Secondo la normativa europea, è necessario valutare solo la parte “liberabile” e non il contenuto nella sua interezza. Per i terreni, l’autorità competente può accettare un valore limite più elevato. Se i rifiuti sono mescolati con metallo, amianto, plastica o sostanze chimiche che aumentano il rischio di contaminazione devono essere smaltiti in una discarica differente.

Il processo

Nel corso degli anni, la demolizione tradizionale (ovvero l’invio indiscriminato in discarica) è stata sostituita dalla demolizione selettiva, che permette di riciclare parte dei materiali e dalla demolizione controllata, che consente di suddividere i rifiuti in tre sotto categorie: frammenti inerti derivanti da frantumazione, vagliatura e deferizzazione, materiale metallico (separato mediante separatori magnetici) e rifiuti cosiddetti leggeri (carta, legno, plastica). La lavorazione dei materiali inerti può avvenire attraverso gruppi mobili di frantumazione o impianti fissi di trattamento. Gli impianti mobili consentono soltanto la riduzione volumetrica, mentre gli impianti fissi consentono di ottenere rifiuti omogenei, controllati dal punto di vista granulometrico e privi di sostanze pericolose. Al termine di questo processo, i materiali che non possono essere riciclati o impiegati nel cantiere di produzione vengono inviati alle discariche per lo smaltimento.

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