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giugno 2017

Romana Maceri si occupa di smaltimento e riciclaggio della carta

Le tipologie di carta che si possono riciclare

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Fra le diverse tipologie di rifiuti, la carta è il materiale che più si presta al riciclaggio. La cellulosa, componente essenziale della carta, può essere infatti riutilizzata per produrre nuova carta e questo comporta non solo un risparmio notevole dal punto di vista energetico e idrico, ma anche e soprattutto un vantaggio in termini ambientali: la deforestazione infatti è tra le cause principali del surriscaldamento globale.

Non tutte le tipologie di carta possono essere riciclate e l’organo di riferimento in termini di smaltimento e riciclaggio della carta è il Comieco, il Consorzio Nazionale Riciclo degli Imballaggi a base cellulosica che fa parte del CONAI.

La trasformazione da carta da macero in materia prima può avvenire solamente in caso di carta non contaminata da sostanze tossiche o comunque nocive.

Non possono essere riciclati fazzoletti sporchi, tovaglioli, carta plastificata e carta da disegno e ogni tipo di carta contenente elementi sintetici e non cellulosici come la carta d’alluminio, ecc….

Può essere riciclata la carta dei giornali, delle riviste, dei fumetti e dei libretti delle istruzioni. Per quanto concerne il cartone, possono essere sottoposti al processo di riciclo gli imballaggi degli elettrodomestici, i cartoni del latte, i contenitori in tetrapak, le scatole delle scarpe e quelle del dentifricio, ecc….

Come avviene il riciclaggio della carta

Durante il processo di riciclaggio, circa il 95 per cento del rifiuto cartaceo viene trasformato in nuova carta e con il susseguirsi dei processi, la carta perde la consistenza necessaria per generare altra carta ma può ancora essere impiegata come combustibile per la produzione di energia.

Il processo di recupero della carta prevede, dopo la raccolta e lo stoccaggio, il selezionamento: la fibra viene separata dai materiali impuri presenti nella carta da macero.

La prima parte della selezione viene eseguita con processi automatizzati: viene fatta scorrere sopra un nastro trasportatore e viene divisa per tipologia: più la selezione è definita, più il prodotto che ne deriva è di qualità. Successivamente, la carta viene pressata e legata in balle che vengono inviate alle cartiere dove avviene fisicamente la trasformazione in carta nuova.

La carta viene sminuzzata e sbiancata per eliminare gli inchiostri, poi viene ridotta in poltiglia e mescolata con acqua calda: l’obiettivo è eliminare scorie e impurità per ottenere la pasta di cellulosa alla quale verrà aggiunta la cellulosa vergine.

Il riciclo si può definire concluso e la cellulosa è pronta per la fase finale che prevede stesura, disidratazione, passaggio attraverso i rulli e avvolgimento in bobine che vengono inviate alle cartotecniche, dove il prodotto viene perfezionato e reso fruibile per la vendita. Il riciclaggio abbatte i costi: per lavorare la carta, il prezzo a tonnellata è compreso fra i 64 e i 96 euro mentre per incenerire i rifiuti il prezzo oscilla dai 96 fino ai 192 euro. Il riciclaggio, oltre a salvaguardare l’ambiente, previene l’erosione del suolo e protegge le biodiversità.

Romana Maceri si occupa di smaltimento di imballaggi

Quali sono i diversi tipi di imballaggio

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Proteggere il cibo e le merci, soprattutto durante il trasporto, è da sempre una delle sfide degli uomini. Gli antichi romani, ad esempio, usavano giare ed anfore in terracotta per conservare cereali, olio e vino. Oggi, grazie a procedimenti produttivi sempre più avanzati e tecnologici, gli imballaggi sono sempre più evoluti. Ma gli imballaggi non sono tutti uguali.

Secondo la classificazione del decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, si distinguono tre tipi di imballaggio: primario, secondario e terziario (per il trasporto).

Per imballaggio primario si intende il “primo rivestimento” che avvolge il singolo prodotto pronto al consumo. È il cosiddetto imballaggio per la vendita destinato esclusivamente al consumatore finale (il barattolo di alluminio, la busta di plastica dell’insalata, il contenitore del latte). Dal punto di vista sanitario, è l’imballaggio più importante perché protegge la merce e ne impedisce l’alterazione.

L’imballaggio secondario, detto anche multiplo, raggruppa un numero predefinito di prodotti. Di solito, si trova nel punto vendita e può essere rimosso senza alterare le caratteristiche del prodotto.

Questa tipologia di imballaggio facilita il rifornimento degli scaffali e viene “manipolata” sia dal venditore che dal consumatore (ad esempio una confezione da tre scatole di fagioli).

L’imballaggio terziario, a differenza delle altre due tipologie, non viene mai manipolato dai consumatori e si rivolge esclusivamente agli operatori addetti alla catena di distribuzione.
È l’imballaggio che facilita la logistica e il trasporto di un numero consistente di unità di vendita o di imballaggi secondari. Sono esempi di imballaggi terziari i bancali e i pallet. L’imballaggio terziario sfrutta macchinari specifici come reggiatrici, avvolgitrici e incappucciatrici.

I materiali degli imballaggi

Le diverse tipologie di imballaggio prevedono, naturalmente, l’utilizzo di materiali differenti (legno, plastica, vetro, acciaio, alluminio, carta) che hanno ognuno un particolare percorso di smaltimento. L’organo di riferimento per lo smaltimento dei rifiuti da imballaggio è il CONAI, il consorzio nazionale degli imballaggi nato nel 1997 sulla base del decreto Ronchi.

A ogni prodotto deve corrispondere un imballaggio adeguato e la legge pone restrizioni molto severe. Gli imballaggi alimentari, per esempio, devono essere realizzati con materiali che non rilasciano sostanze tossiche, specie se il prodotto è caldo, e devono garantire al prodotto una totale protezione sanitaria (impedire l’ingresso di microbi e resistere all’attacco di insetti e roditori).

I rifiuti da imballaggio e l’importanza del CONAI

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L’articolo 218 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006 definisce imballaggio un prodotto composto da materiali di qualsiasi natura «adibito a contenere determinati merci, a proteggerle, a consentire la loro manipolazione e la loro consegna dal produttore al consumatore o all’utilizzatore”.

Tra le tipologie di rifiuti trattate da Romana Maceri, quella che riguarda gli imballaggi riveste un ruolo estremamente importante. Romana Maceri aderisce al CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi nato nel 1997 sulla base del Decreto Ronchi.

Si tratta di un consorzio privato e senza fini di lucro che assiste le aziende nel processo di raccolta, riciclo e smaltimento degli imballaggi. Al consorzio, nel corso degli anni, hanno aderito oltre 1 milione di imprese produttrici e utilizzatrici di imballaggi.

Il CONAI è attivo sulla prevenzione, sul recupero e sul riciclo dei sei materiali utilizzati per l’imballaggio e ha trasformato la gestione dei rifiuti da imballaggio in un sistema integrato ed efficiente con la creazione di un apposito consorzio per ogni tipologia di materiale: Ricrea (acciaio), Cial (alluminio), Comieco (carta), Rilegno (legno), Corepla (plastica) e Coreve (vetro).

Fino al 2012 non vi erano sistemi alternativi al CONAI e i soggetti produttori di imballaggi erano tenuti a iscriversi al consorzio più vicino, mentre adesso possono organizzarsi autonomamente con un proprio consorzio per la gestione dei propri rifiuti di imballaggio e inviare all’Osservatorio nazionale sui rifiuti un progetto alternativo richiedendone il riconoscimento.

Per ottenere il riconoscimento, i produttori di imballaggi devono dimostrare di avere pianificato un sistema di smaltimento efficace ed efficiente in grado di conseguire gli obiettivi minimi di recupero e riciclaggio.

Se il processo di smaltimento non dovesse esser ritenuto conforme, il produttore dovrà iscriversi obbligatoriamente ai consorzi legati alla galassia CONAI. Ogni consorzio facente parte del CONAI si relaziona agli enti locali per la gestione dei servizi di raccolta e per il ritiro.

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