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aprile 2017

Trasporto dei rifiuti: norme e adempimenti

By | Servizi e Normativa | No Comments

Il trasporto dei rifiuti è regolamentato dal Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, il testo di riferimento che definisce le norme in materia di gestione dei rifiuti e di bonifica dei siti inquinati.

Con l’entrata in vigore del SISTRI, il sistema di controllo della tracciabilità dei rifiuti, la modalità di esecuzione del trasporto si è complicata.

I soggetti obbligati ad aderire al SISTRI sono:

• produttori iniziali di rifiuti speciali pericolosi con più di 10 dipendenti inquadrati sotto forma di ente o impresa

• soggetti che effettuano attività di raccolta, trasporto, recupero o smaltimento dei rifiuti urbani nella Regione Campania

• gli enti o le imprese che raccolgono o trasportano rifiuti speciali pericolosi a titolo professionale

• gli enti o le imprese che effettuano operazioni di trattamento, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti urbani e speciali pericolosi

• in caso di trasporto intermodale, i soggetti ai quali sono affidati i rifiuti speciali pericolosi in attesa successivo trasporto

• i comuni e le imprese di trasporto dei rifiuti urbani del territorio della Regione Campania.

Nel caso di produzione inaspettata di rifiuti pericolosi, il produttore è tenuto a comunicarla al SISTRI entro tre giorni lavorativi dall’accertamento della pericolosità dei rifiuti. Nella scheda “Area Movimentazione” del sistema SISTRI devono essere inserite inoltre tutte le tappe previste, le soste brevi (che non devono superare le 48 ore) e le soste tecniche all’interno di porti, scali ferroviari, interporti, impianti di terminalizzazione e scali merci per una durata complessiva di massimo sei giorni. Nel caso in cui il fermo dovesse protrarsi per un tempo superiore, il detentore del rifiuto ha l’obbligo di informare le autorità competenti.

Restano esclusi dall’obbligo di adesione al SISTRI i produttori di rifiuti non pericolosi, i produttori di rifiuti speciali pericolosi con meno di 10 dipendenti, gli enti e le imprese che effettuano attività di raccolta, trasporto e gestione di rifiuti non pericolosi e i raccoglitori o trasportatori di rifiuti urbani (ad eccezione della Campania). Fino al 31/12/2017, salvo ulteriori proroghe future, il trasporto dei rifiuti deve essere accompagnato sia dal formulario di identificazione del rifiuto (che conseguentemente deve essere annotato sul registro di carico e scarico) che dalla scheda SISTRI.

Chi non ha l’obbligo di adesione al SISTRI, deve comunque compilare il registro di carico e scarico e il formulario identificazione rifiuto su cui devono comparire: nome e indirizzo del produttore dei rifiuti, origine, tipologia e quantità del rifiuto, destino del rifiuto (recupero o smaltimento), data del trasporto, eventuale intermediario.

Come si smaltiscono i calcinacci

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I rifiuti costituiti da calcinacci appartengono alla categoria 17 dei codici CER (rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione compreso il terreno proveniente da siti contaminati). Il testo di riferimento che regola lo smaltimento è il Decreto Legislativo del 3 aprile 2006,n. 152 a cui si devono attenere cittadini e aziende che hanno la necessità di smaltire i loro rifiuti.

I calcinacci sono classificati come materiali inerti, ovvero materiali che non subiscono alcuna trasformazione fisica, chimica o biologica significativa. La Direttiva 1999/31/CE spiega che “i rifiuti inerti non si dissolvono, non bruciano né sono soggetti ad altre reazioni fisiche o chimiche, non sono biodegradabili e, in caso di contatto con altre materie, non producono effetti nocivi tali da provocare inquinamento ambientale o danno alla salute umana”. Appartengono a questa categoria calcinacci, macerie, residui da demolizione e anche le terre e le rocce da scavo, regolate dal Decreto Ministeriale n. 161 del 10 agosto 2012 e dall’articolo 41 BIS del Decreto Legislativo 69/2013.

L’importanza dell’analisi dei materiali

Il primo passo è la classificazione dei materiali, che devono essere analizzati in maniera approfondita: alcuni verranno riciclati (se la normativa lo prevede anche in loco), altri verranno trasportati nelle discariche. I calcinacci possono essere raggruppati nel luogo in cui sono prodotti, il cosiddetto deposito temporaneo: questi rifiuti speciali devono essere avviati al recupero o allo smaltimento a cadenza trimestrale o se superano i 20 metri cubi. La fase di analisi è cruciale ai fini dello smaltimento, perché i prodotti della demolizione possono contenere anche rifiuti speciali pericolosi che vanno raccolti in contenitori idonei e come i rifiuti speciali vanno smaltiti con cadenza trimestrale o se superano i 10 metri cubi.
L’Unione Europea ha definito alcuni parametri per stabilire in maniera inconfutabile la linea di confine fra i rifiuti inerti e non inerti. Il test che viene effettuato è la percolazione, un processo chimico che consente di quantificare la capacità intrinseca del rifiuto di rilasciare sostanze chimicamente attive in ambiente. Secondo la normativa europea, è necessario valutare solo la parte “liberabile” e non il contenuto nella sua interezza. Per i terreni, l’autorità competente può accettare un valore limite più elevato. Se i rifiuti sono mescolati con metallo, amianto, plastica o sostanze chimiche che aumentano il rischio di contaminazione devono essere smaltiti in una discarica differente.

Il processo

Nel corso degli anni, la demolizione tradizionale (ovvero l’invio indiscriminato in discarica) è stata sostituita dalla demolizione selettiva, che permette di riciclare parte dei materiali e dalla demolizione controllata, che consente di suddividere i rifiuti in tre sotto categorie: frammenti inerti derivanti da frantumazione, vagliatura e deferizzazione, materiale metallico (separato mediante separatori magnetici) e rifiuti cosiddetti leggeri (carta, legno, plastica). La lavorazione dei materiali inerti può avvenire attraverso gruppi mobili di frantumazione o impianti fissi di trattamento. Gli impianti mobili consentono soltanto la riduzione volumetrica, mentre gli impianti fissi consentono di ottenere rifiuti omogenei, controllati dal punto di vista granulometrico e privi di sostanze pericolose. Al termine di questo processo, i materiali che non possono essere riciclati o impiegati nel cantiere di produzione vengono inviati alle discariche per lo smaltimento.

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