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febbraio 2017

Come smaltire correttamente toner e cartucce della stampante

By | Servizi e Normativa | No Comments

Nella categoria degli esausti da stampa rientrano tutte le cartucce ed i toner utilizzati dalle diverse tipologie di stampanti. Vanno tenuti distinti dai RAEE e hanno una loro procedura di smaltimento che, nel caso di imprese o artigiani, deve essere seguita con attenzione se si vogliono evitare sanzioni.

Definizione e disciplina generale

Gli esausti da stampa sono una delle tipologie di rifiuti più diffusa tra quelli prodotti da artigiani e imprese, perché ogni attività  produttiva, piccola o grande che sia, ha in dotazione macchinari da ufficio come stampanti o fax. Nella categoria infatti rientrano i toner delle stampanti laser, le cartucce a getto di inchiostro, i vecchi nastri ad impatto e i rotoli ink film. Il decreto legislativo 152/06 li qualifica come rifiuti speciali, che a seconda delle sostanze contenute all’interno possono essere pericolosi o non pericolosi. Per classificare un esausto da stampa come rifiuto non pericoloso, è necessaria un’analisi clinica effettuata da un laboratorio.

I principi che regolano lo smaltimento degli esausti da stampa sono quelli generali che disciplinano la gestione dei rifiuti prodotti sul lavoro. Responsabile del processo è sempre e comunque il produttore del rifiuto, quindi l’artigiano o il titolare dell’azienda, che deve attribuire il corretto codice CER e affidarsi a soggetti autorizzati sia per il trasporto sia per lo smaltimento. Nella fase che intercorre tra la produzione e la raccolta possono essere conservati in deposito temporaneo, all’interno di appositi contenitori (ecobox), rispettando la normativa generale in materia. Infine, le formalità burocratiche da espletare sono: il Formulario di Identificazione del Rifiuto, e dove previsti il Registro di Carico e Scarico, il MUD e il Sistri.

Le sanzioni per eventuali violazioni sono piuttosto onerose: si va da un minimo di 1.032,00 euro a un massimo di 92.962,00 euro.

Falsi miti da sfatare

In materia di smaltimento di esausti da stampa persistono alcuni falsi miti che è opportuno sfatare:

  • non possono essere conferiti presso una discarica comunale: perché non sono rifiuti urbani ma speciali. La consegna presso un’isola ecologica, invece, è consentita solo ai privati cittadini non alle attività professionali;
  • non possono essere restituiti a chi vende cartucce: a meno che il rivenditore in questione non sia anche un soggetto autorizzato alla gestione dei rifiuti (eventualità molto rara);

non sono dei RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche): stampante e toner sono due cose diverse e possono essere smaltiti insieme solo se costruiti in maniera tale da essere inseparabili (secondo un espresso chiarimento della Commissione Europea).

La disciplina del deposito temporaneo dei rifiuti

By | Servizi e Normativa | No Comments

E’ un passaggio delicato che si frappone tra la produzione dei rifiuti e la loro raccolta da parte di un trasportatore autorizzato. Depositare temporaneamente i rifiuti in maniera corretta è responsabilità del produttore che deve rispettare poche ma essenziali regole per non incappare in sanzioni.

Con il termine “deposito temporaneo” la normativa ambientale indica quella fase in cui i rifiuti prodotti vengono raggruppati per tipologia e conservati in vista della loro raccolta e del successivo avvio allo smaltimento o recupero. Si differenzia nettamente dallo stoccaggio, che presuppone una gestione dei rifiuti già in corso, ed è subordinato ad autorizzazione. Il principale testo di riferimento è sempre il D.Lgs 152/2006.

Luogo di deposito, limiti e specifiche tecniche

Il primo elemento che viene in rilievo è il luogo di deposito dei rifiuti, che deve essere all’interno del luogo di produzione degli stessi. Secondo un’interpretazione ormai consolidata, questo concetto si estende fino a ricomprendere anche altre strutture nella disponibilità dell’azienda e collegate al luogo di produzione da un nesso funzionale.

Ovviamente il deposito temporaneo, essendo sottratto alle autorizzazioni previste per lo stoccaggio, non può durare troppo a lungo. La normativa impone due limiti: temporale e quantitativo. Il produttore, nello specifico, può trattenere in deposito fino a 30 metri cubi di rifiuti (di cui massimo 10 metri cubi di pericolosi) e comunque per un periodo non superiore ai 12 mesi (anche se il limite quantitativo non è ancora raggiunto). Nel caso in cui si raggiunga la produzione di 30 metri cubi, corre l’obbligo di smaltirla almeno una volta ogni tre mesi.

Altro punto di attenzione sono le modalità di conservazione in deposito. I rifiuti devono essere presi in carico e collocati in contenitori idonei e opportunamente etichettati, per evitare miscelazioni, fuoriuscite o contaminazioni. Inoltre devono essere osservate eventuali regole speciali, collegate a particolari sostanze. Questo significa che il rifiuto deve essere stato correttamente identificato.

Il rischio sanzioni

Il responsabile del deposito temporaneo è il produttore dei rifiuti, anche nel caso in cui decida di demandare la gestione pratica dello stesso ad un soggetto terzo (ad esempio un’impresa di pulizie). Questa opzione, tra l’altro, è possibile solo nella misura in cui il soggetto esterno si limiti ad organizzare i rifiuti all’interno del luogo di produzione, senza sfociare nella vera e propria gestione.

Se non vengono rispettate le prescrizioni in materia di deposito temporaneo dei rifiuti, possono concretizzarsi quattro diverse casistiche, con relative sanzioni. Se i rifiuti sono destinati allo smaltimento o al recupero ci si trova davanti ad un deposito preliminare o a una massa a riserva, attività che possono essere svolte solo da soggetti autorizzati. Altrimenti si configura un ipotesi di deposito incontrollato o di abbandono di rifiuti.

4 consigli per smaltire i rifiuti correttamente ed evitare sanzioni

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Il corretto smaltimento dei rifiuti derivanti da un’attività lavorativa è responsabilità del produttore, sia esso artigiano, commerciante o imprenditore. La materia è piuttosto complessa e la normativa articolata, questo rende necessaria un’attenzione particolare per non incappare in sanzioni. Ecco alcuni consigli da tenere a mente per non sbagliare.

1) La classificazione dei rifiuti

Il tema è già stato trattato in un articolo dedicato: la classificazione dei rifiuti prodotti durante l’attività lavorativa è forse il momento più delicato di tutto l’iter di trattamento degli stessi. Per la legge, il responsabile di questa attività è il produttore, che spesso, però, non possiede le adeguate competenze. Classificare i rifiuti, infatti, significa avere perfetta conoscenza delle sostanze contenute negli scarti della propria attività. E’ necessario essere in grado di identificare se si tratta di rifiuti speciali o urbani, pericolosi o non pericolosi. Infine, ad ogni rifiuto va associato il corretto codice identificativo (CER), secondo una tabella stabilita a livello europeo.

2) Il deposito temporaneo

Una volta classificati i rifiuti non vengono smaltiti immediatamente ma vanno stoccati in un ambiente idoneo che funga da deposito temporaneo. L’individuazione di tale spazio e la sua organizzazione rappresentano un altro passaggio delicato. Per non incorrere in sanzioni è necessario che questo ambiente sia adatto a conservare i rifiuti in modo che non si mescolino tra di loro e che non inquinino terreno ed eventuali falde acquifere. Inoltre la legge impone dei limiti temporali e quantitativi alla conservazione in deposito, raggiunti i quali bisogna avviare il materiale allo smaltimento. In particolare, la cadenza deve essere almeno trimestrale, indipendentemente dalle quantità in deposito oppure quando il quantitativo di rifiuti in deposito raggiunga complessivamente i 30 metri cubi di cui al massimo 10 metri cubi di rifiuti pericolosi. In ogni caso, anche se il quantitativo di rifiuti non supera questo limite, il deposito temporaneo non può avere durata superiore ad un anno.

3) Le scritture ambientali

Con questo termine viene comunemente indicato l’insieme dei documenti che il produttore dei rifiuti deve compilare e conservare. Si tratta del Formulario di identificazione del rifiuto, del Registro di carico e scarico e del MUD. A questi si aggiunge, per alcune categorie di attività, l’iscrizione al Sistri e il pagamento del contributo annuo. Tutti questi obblighi burocratici sono un passaggio cruciale dell’iter di smaltimento a cui prestare estrema attenzione. In particolare, mentre la compilazione del Formulario può essere demandata al trasportatore, il Registro e il MUD sono diretta spettanza dell’artigiano o commerciante.

4) La scelta del trasportatore

Secondo la legge, il produttore è direttamente responsabile del corretto smaltimento dei rifiuti in impianto autorizzato, pur non occupandosene in prima persona, per ovvie ragioni, ma affidandosi ad una società specializzata. Tale obbligo si concretizza nella necessità di accertare, in capo al fornitore scelto, il possesso delle dovute autorizzazioni. Inoltre, l’artigiano o commerciante deve conservare presso i suoi luoghi di produzione le copie di tali certificazioni per poterle esibire in caso di controlli.

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