067932841
Monthly Archives

dicembre 2016

Autofficine e carrozzerie, lo smaltimento di rifiuti richiede attenzione

By | Servizi e Normativa | No Comments

Carrozzieri e meccanici producono giornalmente importanti quantità di rifiuti, molti dei quali pericolosi. Il loro smaltimento, quindi, richiede un’attenzione particolare nella fase di conservazione e deposito, oltre al rispetto di numerosi adempimenti burocratici. Di seguito un vademecum che serve a fissare gli obblighi e le responsabilità principali.

I rifiuti delle officine

Nelle officine di meccanici e carrozzieri transitano ogni giorno sostanze inquinanti di vario genere, anche tossiche. Questo tipo di attività, quindi, sono tra le più problematiche in termini di gestione dei rifiuti. Anche perché, in molti casi si tratta di rifiuti speciali sia pericolosi (olio usato, batterie al piombo, filtri dell’olio, liquido antigelo, ecc) che non pericolosi (rottami ferrosi, pastiglie dei freni, ecc). La normativa di riferimento che i titolari di queste attività devono seguire è condensata soprattutto nel decreto legislativo 152 del 2006. In capo a meccanici e carrozzieri gravano una serie di obblighi e responsabilità molto puntuali, legate alla tracciatura dei rifiuti prodotti, alla loro provvisoria conservazione e al loro smaltimento.

Obblighi e responsabilità

La prima responsabilità che viene in rilievo è quella relativa alla classificazione dei rifiuti, che, in linea generale, la legge pone sempre in capo al produttore degli stessi (cioè l’artigiano). Spetta  quindi al titolare dell’officina associare ad ogni rifiuto il relativo codice CER, individuandone anche il carattere  di pericolosità o meno.

Ci sono poi tutta una serie di adempimenti burocratici, comuni alle attività artigianali, commerciali o imprenditoriali, che devono essere seguiti con estrema precisione. Si tratta di:

Deposito e trasporto

Una delle fasi più delicate del trattamento dei rifiuti prodotti nelle officine è quella del deposito, proprio in considerazione della pericolosità di molte delle sostanze prodotte. Oltre al divieto di dispersione nell’ambiente dei rifiuti, nonché di loro miscelazione o sversamento in bacini idrici, il titolare dell’attività deve prestare estrema attenzione alla conservazione degli stessi, in attesa dello smaltimento. I rifiuti prodotti devono essere raccolti in contenitori idonei, differenti a seconda delle loro caratteristiche chimico-fisiche (es: le batterie devono essere inserite in vasche anti corrosione). L’area di deposito deve possedere tre caratteristiche: distinta, segregata e contrassegnata. Inoltre il deposito non può superare determinati limiti temporali:

  • rifiuti pericolosi: 1 anno per un quantitativo inferiore ai 10 metri cubi, 2 mesi se superiore;
  • rifiuti non pericolosi: 1 anno per un quantitativo inferiore ai 20 metri cubi, 3 mesi se superiore.

Allo scadere di tali termini i rifiuti devono essere consegnati ad un azienda di trasporto per essere avviati allo smaltimento. Il titolare dell’officina ha la responsabilità di avvalersi, per questo servizio, di un trasportatore iscritto presso l’apposito Albo Nazionale Gestori Ambientali.

 

Scarica il registro di carico e scarico di Romana Maceri

RAEE, cosa sono e come vanno smaltiti

By | Servizi e Normativa | No Comments

Grandi volumi e l’eventuale presenza di sostanze pericolose rendono i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) una categoria di scarti molto delicata da gestire. Per questo il legislatore, italiano ed europeo, ha scelto di creare un complesso sistema di doveri e responsabilità, con l’obiettivo di massimizzare  il riciclo e il rispetto per l’ambiente.

I RAEE: definizioni e riferimenti normativi

La vita quotidiana di ognuno è caratterizzata dalla massiccia presenza di apparecchiature elettroniche. Le abitazioni traboccano di elettrodomestici (dal frigorifero al tostapane), gli uffici sono operativi grazie ad una moltitudine di computer, stampanti, fax e quant’altro, e anche nei momenti di svago si utilizzano spesso device tecnologici (smartphone, videogiochi, macchine fotografiche). Per non parlare di tutte le fonti di illuminazione.

Ovviamente tutti questi non sono beni “eterni”, prima o poi sono destinati a trasformarsi in rifiuti: i cosiddetti RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). Tra l’altro si tratta di rifiuti il cui smaltimento presenta delle criticità, perchè in gran parte realizzati con materiali non biodegradabili o addirittura tossici. Da qui la necessità di trattarli in maniera particolare e affidarne la gestione a strutture autorizzate. La normativa in materia è  un mix di disposizioni europee e italiane. I capisaldi sono la Direttiva 2012/19 dell’Unione Europea e il Decreto legislativo 151 del 2005 (conosciuto anche come Decreto RAEE). A questi si aggiungono vari Decreti ministeriali e il Decreto legislativo 49 del 2014. Tutto questo insieme di regole si muove nella direzione di sensibilizzare sia i produttori di questi beni che i consumatori. L’obiettivo è minimizzare i RAEE destinati alla distruzione, incentivando processi di riuso e riciclo, e abbassare il quantitativo di sostanze dannose presenti all’interno di queste apparecchiature.

La classificazione

Il legislatore  identifica due macro-categorie di RAEE: quelli domestici e quelli professionali. La differenza è data dal contesto di utilizzo: i primi appartengono alla vita privata i secondi a quella lavorativa e sono  legati allo svolgimento di determinate attività (basti pensare, oltre ai PC, alle celle frigorifere dei supermercati o alla cassa di un qualsiasi negozio). A queste si aggiunge una terza categoria trasversale: i RAEE storici, oggetti prodotti prima del 13 agosto 2005.

Infine, dal punto di vista delle caratteristiche fisiche e tecniche, la distinzione viene fatta in 5 raggruppamenti:

  • Apparecchi refrigeranti (es: frigoriferi, condizionatori)
  • Grandi bianchi (es: lavatrice, lavastoviglie)
  • TV e monitor
  • PED CE ITC, apparecchiature illuminanti e altro (es. aspirapolvere, ferri da stiro, computer)
  • Sorgenti luminose (es: neon, lampade a risparmio)

Il ciclo dei RAEE: i soggetti obbligati

Il tema dello smaltimento dei RAEE è molto delicato. Il rischio che questi oggetti vengano conferiti genericamente in discarica o addirittura abbandonati in maniera illegale è alto e l’effetto sarebbe estremamente dannoso per l’ambiente. Da qui la creazione di un vero e proprio ciclo di smaltimento e trattamento dei RAEE, con diversi livelli di controllo e relative responsabilità.

I soggetti coinvolti in questo processo sono:

  • produttori: immettono nel mercato apparecchiature elettriche ed elettroniche con proprio marchio;
  • distributori: vendono tali apparecchiature all’utente finale
  • consumatori: acquistano ed utilizzano le apparecchiature (possono essere soggetti privati, aziende o enti pubblici)
  • centri di conferimento: dove vengono raccolti i RAEE
  • impianti di trattamento: dove i RAEE vengono indirizzati allo smaltimento o a processi di riciclo e riuso

Responsabilità e controlli

La maggior parte delle responsabilità, e soprattutto dei costi del sistema di smaltimento dei RAEE, gravano sui produttori, che possono però trasferirli sul prezzo di vendita del  bene (indicandolo espressamente). Sono loro, inoltre, a doversi strutturare per permettere all’utente finale di conferire indietro le apparecchiature rotte o obsolete, in appositi centri, per poi avviarle al trattamento. Per questo motivo, le aziende produttrici del settore hanno l’obbligo di iscrizione al Registro AEE e si sono organizzate in “Sistemi collettivi” che gestiscono “Centri di conferimento” dove possono essere lasciati i RAEE. Accanto a quest’ultimi operano poi i centri di conferimento pubblici, istituiti dai Comuni. Tutti i sistemi collettivi fanno parte del Centro di coordinamento, soggetto istituito sempre dalle grandi aziende produttrici.

Nella raccolta dei RAEE hanno un ruolo fondamentale anche i distributori, che operano per conto dei produttori. La legge italiana, infatti, prevede l’applicazione del principio “uno contro uno”. Questo obbliga il negoziante, quando vende un apparecchio elettronico nuovo, di ritirare quello vecchio, se il cliente ne fa richiesta. Addirittura, dal luglio 2016, per i device di piccole  dimensioni (come gli smartphone), il ritiro è obbligatorio anche senza acquisto (principio “uno contro zero”).

Infine, tutti i RAEE raccolti devono essere avviati allo smaltimento o al recupero attraverso appositi impianti, gestiti da aziende autorizzate (come Romana Maceri).

A livello ministeriale chi svolge il ruolo di controllo su tutto questo sistema è il “Comitato di vigilanza e controllo”, istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. A questo ente è affidata anche la gestione del Registro AEE.

Accedi


Nome utente
Crea un nuovo account
Password
Password dimenticata? (chiudi)

Create an Account


Nome utente
Email
Password
Confirm Password
Want to Login? (chiudi)

forgot password?


Username or Email
(chiudi)