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ottobre 2016

Distruggere i documenti è un obbligo di legge

By | Servizi e Normativa | No Comments

Tutela della privacy e difesa dallo spionaggio industriale impongono alle aziende la periodica distruzione di documenti cartacei contenenti i dati sensibili. Il mercato offre numerosi strumenti “fai da te” per rispondere a questa necessità, ma rivolgersi ad una ditta specializzata consente di avere la certezza di un lavoro fatto nel pieno rispetto della normativa, al riparo da problemi e sanzioni.

Protezione della privacy e strategie industriali

La distruzione di materiale cartaceo contenente dati sensibili è un’esigenza che hanno quasi tutte le aziende, anche se con quantitativi diversi. Due le necessità che stanno dietro questa attività: la tutela della privacy dei clienti e il contrasto a forme di spionaggio industriale. Nonostante ormai tutto questo materiale viaggi su supporti informatici, gli archivi cartacei non sono del tutto scomparsi. Pagine e pagine con nomi, cognomi, informazioni sulla salute o sui carichi penali, progetti di sviluppo e molte altre informazioni la cui gestione richiede molta attenzione. Qualche esempio concreto? Basti pensare alle ASL, agli studi medici e ai laboratori di analisi, pieni di ricette e cartelle cliniche. Oppure, in ambito economico e legislativo, ai documenti conservati negli studi legali e notarili, nelle banche e negli istituti finanziari, fino all’archivio di Stato.

Sei livelli di protezione

Se sul fronte dello spionaggio industriale la scelta sulla distruzione o meno dei documenti è rimessa alla sola volontà dell’imprenditore, su quello della privacy la legge è puntuale e stringente. La normativa cardine è quella del decreto legislativo 196/2003 che disciplina il trattamento dei dati personali. Il decreto identifica sei diversi livelli di “distruzione” del materiale, associati ad altrettanti livelli di “delicatezza” delle informazioni coinvolte. Il legislatore si spinge fino al punto di indicare i millimetri di grandezza delle strisce o frammenti in cui il documento deve essere ridotto, tanto più piccole quanto più i dati sono sensibili. E vista l’importanza che la tutela della privacy sta assumendo nella società contemporanea, l’apparato sanzionatorio che sostiene la legge in questione è piuttosto importante. Sono previste severe sanzioni penali e ammende di migliaia di euro.

Soluzioni fai da te? Meglio di no

Numerose aziende scelgono di procedere alla distruzione di documenti in modo autonomo. La scelta, però, è sconsigliata, perché sono molti i software sul mercato che permettono di ricostruire il materiale cartaceo a partire anche da frammenti molto piccoli, vanificando tutti gli sforzi di protezione. Ecco perché è consigliabile rivolgersi ad un’azienda specializzata nelle attività di macero, che garantisce una distruzione a prova di legge e di sanzione.

Rifiuti sanitari infettivi, come smaltirli correttamente

By | Servizi e Normativa | No Comments

La classificazione e lo smaltimento dei rifiuti sanitari infettivi sono disciplinate dal DPR 254/2003. La normativa riguarda sia i materiali di scarto prodotti dalle strutture sanitarie e simili sia quelli riferiti a particolari attività, come gli studi di tatuaggi.

I rifiuti sanitari, la normativa di riferimento

Quella dei rifiuti sanitari è una categoria piuttosto ampia e complessa, a cui è dedicata una disciplina molto particolareggiata, vista anche la delicatezza del tema. Spesso, infatti, si tratta di materiali infettivi o chimici, prodotti all’interno delle diverse strutture sanitarie (pubbliche o private; ospedali, case di cura e riabilitazione, centri diagnostici e di analisi, ecc), che necessitano di estrema attenzione.

Il testo di riferimento è il DPR 254/2003 che si occupa sia della classificazione che dello smaltimento. Di rifiuti sanitari ne esistono 5 tipologie: pericolosi a rischio infettivo, pericolosi a rischio non infettivo, non pericolosi, assimilabili ai rifiuti urbani, che richiedo particolari sistemi di gestione. A questi si aggiungono anche rifiuti speciali infettivi prodotti da strutture non sanitarie ma a questi assimilabili.

I rifiuti pericolosi infettivi

Veniamo alla disciplina specifica dei rifiuti sanitari considerati pericolosi perché infettivi. Nella categoria rientrano tutti i materiali provenienti da ambienti di isolamento infettivo, quelli contenenti sangue o altri liquidi biologici e quelli affetti da agenti patogeni. L’attenzione particolare che questi rifiuti richiedono parte fin dalla fase della raccolta, che deve avvenire all’interno di contenitori specifici, che minimizzano i rischi di dispersione nell’ambiente e di contatto con soggetti terzi. Questo aspetto incide anche sul deposito degli stessi, che non può superare i cinque giorni, tranne casi particolari.

Molto analitica anche la normativa sul trasporto dei materiali, che chiama in causa anche la compilazione dell’apposito formulario. Infine lo smaltimento. I rifiuti sanitari pericolosi infettivi possono essere gestiti solo in aziende autorizzate secondo il D. Lgs 152/2006 (come quello di Romana Maceri). Se invece oltre al rischio infettivo sono presenti anche altre condizioni di pericolo la competenza passa a strutture abilitate a questo tipo di smaltimento.

L’estensione della normativa, il caso dei tatuatori

Le regole sul trattamento si applicano anche a i rifiuti prodotti da attività non sanitarie, quando assimilabili nella natura a quelli infettivi. E’ il caso, ad esempio, degli studi dei tatuatori. Gli aghi utilizzati sono a tutti gli effetti dei rifiuti sanitari: anche se non è la cura della salute lo scopo del loro impiego, infatti, il rischio associato è identico.

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